Più che un post questa è una vera e propria comunicazione di servizio.
Gli sviluppatori di HandBrake, quello che è probabilmente il miglior convertitore video per il Mac (e non solo), si sono accorti che uno dei loro server è stato compromesso e che le copie di HandBrake scaricate fra il 2 e il 6 maggio potrebbero contenere un cavallo di Troia (trojan horse), cioè un codice maligno capace ad esempio di intercettare quello che si scrive con la tastiera o, nei casi estremi, persino di prendere il controllo del Mac.
Nella puntata precedente abbiamo visto che da qualche settimana è disponibile un emulatore online del primo Macintosh, con il quale si possono provare parecchie applicazioni storiche per il Mac direttamente dal browser.
Le applicazioni presenti in questo momento sono 77, non tantissime, ma è probabile che aumentino con il tempo.
L’abbiamo letto e sentito (e magari anche detto) mille volte: per evitare che ci vengano carpite in modo fraudolento informazioni personali riservate – login e password di servizi importanti, dati della carta di credito, informazioni bancarie – è fondamentale controllare sempre che l’indirizzo (URL) del sito riportato nella barra degli indirizzi del browser sia quello legittimo.
Il retrocomputing – il recupero, il restauro e la conservazione di vecchi computer e del relativo software e documentazione, un tema a metà fra l’archeologia informatica e la semplice nostalgia (ma personalmente propendo per la prima alternativa) – è un argomento piuttosto caldo in questi ultimi giorni.
Ne ho parlato pochi giorni fa a proposito del sito Storie di Apple, che cerca di recuperare la storia, nota e semisconosciuta, dell’azienda di Cupertino.
Chi si ricorda di Doris Norton? Negli anni ‘80 usava l’Apple II per controllare tastiere e sintetizzatori, producendo dischi di musica elettronica che, ancorché datati, sono stati uno dei primi esempi di uso del personal computer nel mondo della musica (più o meno) commerciale.
Chi si ricorda del Jonathan Computer? Era un computer modulare ed aperto in grado di far girare software per i principali computer e sistemi operativi dell’epoca (nel mondo dei personal la differenza fra computer e sistema operativo era allora piuttosto confusa), Apple II, Macintosh, DOS e UNIX. Venne presentato ai dirigenti Apple un anno dopo l’uscita del Macintosh, ma fu tagliato senza pietà, perché ritenuto troppo avanzato e troppo pericoloso per le sorti dell’azienda (sarà un caso, ma a me ricorda parecchio il NeXT).
Molto interessante la conversazione riportata da TechCrunch con alcuni top manager Apple, Phil Schiller, responsabile del marketing, Craig Federighi, responsabile del software, e John Ternus, vice-responsabile dell’hardware. Tutte figure di altissimo livello nell’organigramma Apple, note a chiunque guardi i keynote delle presentazioni dei prodotti Apple.
Che cosa hanno detto i tre parlando con un gruppo ristretto di giornalisti? Più o meno tre cose:
Condividere i documenti sui vari servizi cloud, lo sappiamo tutti, è comodissimo. Possiamo mantenere un backup remoto dei nostri file, mettendoci al sicuro dai crash improvvisi del computer.1 Possiamo lavorare su computer diversi, ritrovando il documento esattamente nello stato in cui lo avevamo lasciato. Possiamo perfino lavorare con altre persone sullo stesso documento senza bisogno di essere fisicamente vicini.
Non l’ho (ancora) provata ma se funziona bene come sembra, può essere un modo per usare, finalmente!, i tasti funzione per cose più utili di cambiare il volume o la luminosità del Mac.
Dimenticavo, l’articolo originale lo potete leggere su MArCh, un bel blog che racconta le “esperienze di un architetto freelance nell’uso di un computer Mac in ambito lavorativo”. Da seguire, anche se non si è architetti.
Qualche giorno fa una bella domanda di andy69 su QuickLook mi ha stimolato ad elencare quelle che, secondo me, sono le distribuzioni di Linux più adatte per la vita di tutti i giorni.
L’argomento mi interessa parecchio e ho pensato di riprenderlo e di estenderlo un po’ in questo articolo.
Tante distribuzioni, troppe distribuzioni Le distribuzioni di Linux sono troppe. E sono quasi tutte inutili, semplici rimasticature delle distribuzioni maggiori.
Come ho già scritto, non uso molto i programmi di mappe mentali, ma il commento di Federico Morchio (aka frix) all’articolo dedicato all’inutile Workflow Visualizer è troppo ghiotto per non promuoverlo ad articolo completo.
Io mi sono limitato solo alle figure, provando a realizzare la stessa mappa mentale con i programmi che uso, Scapple e Simple Mind Free. Tutto sommato mi piace di più quella fatta con Scapple, ma vediamo cosa ne pensate.