Apple Watch

Nove nove

Nove nove

– Immagine generata da Flux Image AI. Fra pochi giorni, è ufficiale, Apple terrà l’evento di inizio settembre “It’s Glowtime”, durante il quale presenterà i nuovi iPhone e Apple Watch e rilascerà le versioni definitive (magari fosse davvero così!) di iOS e macOS. E ormai la cosa, lasciatemelo dire, mi lascia indifferente.
Dritto a casa con l'Apple Watch

Dritto a casa con l'Apple Watch

Una delle funzioni che mi piacciono di più di Apple Watch è la sua capacità di avvisarmi, quando salgo in macchina, di quanto ci metterò per arrivare a destinazione. Io ho orari molto variabili, però se mi metto in macchina la mattina fra le 8 e le 9 Apple Watch mi dice subito quanto tempo impiegherò per arrivare al lavoro. Mi basta una rapida occhiata all’orologio per sapere se troverò più o meno traffico e se devo provare un percorso alternativo.
Ehi Siri!

Ehi Siri!

Sono in macchina, in attesa di mia figlia e con niente da fare. Apro l’Apple Watch e comincio a giocare con Siri. Ammetto di aver sempre trascurato Siri finora, forse perché ho sempre trovato sgradevoli certi eccessi di chi usa Siri in pubblico.1 Però ora sono solo e mi sto annoiando, quindi perché no?

L'elettro-giubbotto

Internet è un posto pericoloso, c’è sempre qualcuno che cerca di spillarci soldi con invenzioni assurde o inutili, come la spremitrice che non spreme di ieri. Oggi è la volta dell’elettro-giubbotto di jeans, prodotto non da una startup da due soldi ma da due grossi calibri come Levi’s e Google. Il giubbotto in questione è intessuto con un filo conduttivo, che permette di controllare uno smartphone semplicemente toccando o strisciando sulla manica. Ideale per le passeggiate in bici, molto meno in una metropolitana affollata.

La cattiva scienza dei sensori da polso

L’articolo Accuracy in Wrist-Worn, Sensor-Based Measurements of Heart Rate and Energy Expenditure in a Diverse Cohort, pubblicato qualche giorno fa sul Journal of Personalized Medicine da Anna Shcherbina e coautori, sotto la guida del prof. Euan Ashley del Dipartimento di Medicina dell’Università di Stanford in California ha destato molto scalpore sul web.

Due pesi e due misure

Google ha annunciato un telefono (l’ha già fatto diverse volte, ma poiché sembra che gli opinionisti abbiano ricevuto una botta collettiva sulla testa, nessuno sembra ricordarsene), un hub WiFi (Apple ne fa già uno), un visore VR (praticamente un telecomando e un paio di occhiali per metterci il Pixel) e un assistente intelligente per la casa simile all’Echo (di Amazon).

Il nonno dell'Apple Watch

Gli smartwatch sono forse gli oggetti tecnologici più in cerca di una collocazione ben definita. Pebble, l’azienda che ha inventato il concetto stesso di smartwatch, è in crisi profonda ed è stata acquisita pochi mesi fa da Fitbit, subendo una cura dimagrante che le ha fatto perdere il 60% della forza lavoro. Android Wear non è mai decollato, anzi probabilmente non è mai nemmeno partito, condannato da un hardware inguardabile e da un software deficitario.

Input, un font per programmare

Di font non capisco niente, distinguo a malapena Arial da Times Roman. Ho provato a leggere gli articoli di Nick Keppol su San Francisco, il nuovo font di sistema di Apple Watch e delle versioni più recenti di OS X e iOS (sia la prima che la seconda parte), ma ammetto di averci capito ben poco.