Lo dico subito, da App Inventor 2 mi sarei aspettato molto di più. Sarà per la sua origine (Google), sarà per chi lo sviluppa attualmente (il MIT), pensavo fosse molto più rifinito e facile da usare di quanto sia in realtà.
Con App Inventor 2 (da ora in poi AI2) lo sviluppo dell’interfaccia grafica e del codice a blocchi di una applicazione viene effettuato interamente nel browser web, ma per eseguirla bisogna compilare ogni volta l’applicazione e trasferirla su un cellulare o un tablet Android.
Il modello di programmazione tradizionale si basa sulla scrittura di codice sorgente secondo una struttura logica e ad una sintassi ben definita e dipendente dal linguaggio di programmazione prescelto.
L’idea di sostituire questo modello con uno fondato su una interfaccia grafica sulla quale trascinare dei blocchi funzionali predefiniti, manipolandoli ed assemblandoli l’uno all’altro quasi fossero dei mattoncini del LEGO, data dalla fine degli anni ‘80 a livello commerciale e si basa su ricerche iniziate già negli anni ‘60. Questo cambio di paradigma aveva l’obiettivo di rendere la programmazione accessibile anche ai non iniziati, permettendo di insegnarne i rudimenti già ai bambini della scuola elementare.
L’algoritmo del Crivello di Eratostene è stato implementato in almeno 103 linguaggi diversi, alcuni decisamente curiosi o esoterici. Chi ha mai sentito parlare di AutoIt, Bracmat, M4, Nimrod o zkl?
Manca una implementazione in Blockly, un linguaggio di generazione di codice visuale a blocchi.
Blockly è stato sviluppato da Google e deriva da Scratch, StarLogo TNG e SNAP!, linguaggi di programmazione didattici rivolti soprattutto ai programmatori più giovani, e anche da AppInventor, un linguaggio più avanzato con cui si possono sviluppare applicazioni per Android.
Caught me crawlin’, baby, Crawlin’ ‘round your door,
Seein’ everything I want, I’m gonna crawl on your floor.
– The Doors, Crawlin’ King Snake.
Nel post di qualche mese fa, Setacciare numeri con il serpente, avevo preso lo spunto da un semplice programma che calcolava i numeri primi mediante il famoso Crivello di Eratostene, traducendo il programma dal BASIC originale in Python, che considero il linguaggio di programmazione più interessante, oggi.
Anche se ho una collezione molto ampia di scansioni in pdf di vecchi numeri di BYTE Magazine, mi piace ogni tanto leggere qualche fascicolo preso in prestito dalla biblioteca dell’Istituto (del resto qualche tempo fa li ho salvati da una fine stile Fahrenheit 451).
Nonostante la mia passione per la tecnologia, infatti, ci sono dei casi in cui preferisco ancora l’analogico al digitale. Fra cui ci sono i libri e le riviste.