Dopo quanto è stato detto in questi giorni, non ci si può stupire che gli studenti italiani fuggano dall’università.
In base ai dati dell’Uffico di Statistica del MIUR (si noti lo stile anni ‘90 del sito), negli ultimi dieci anni i nuovi immatricolati sono passati da 338.036 (nell’anno accademico 2003-2004) a 253.848 (nel 2012-2013). In termini percentuali stiamo parlando di una diminuzione (o meglio di una vera e propria emorragia) del -25%. Negli stessi anni il totale degli iscritti è diminuito da 1.814.048 a 1.709.408 (-6%).
Qualche giorno fa Frix ricordava in un commento di aver partecipato a
un concorso in cui uno dei prof. ordinari della commissione (erano 2) aveva uno o due pubblicazioni più di me, ma meno prestigiose e nessuna di ricerca…
I concorsi sono una delle distorsioni maggiori del mondo dell’università e della ricerca in Italia. Potrei sbagliare, ma credo che in nessun paese sviluppato il reclutamento nel mondo della ricerca avvenga in questo modo.
Ma qual’è il più tipico fra gli episodi di malcostume universitario di cui sono stato testimone diretto?
Al liceo c’era uno studente spocchioso, aveva un anno meno di me, che si vantava sempre di aver vinto qualche concorso per “giovani ricercatori”. All’epoca era molto popolare il “concorso Philips per giovani inventori e ricercatori”, che si svolgeva in tutta Europa con selezioni nazionali e una finale continentale.
Foto di gruppo in un corridoio dell’università. Ritraeva un gruppo di studenti nei primi anni ‘70, diventati quasi tutti professori del Dipartimento.
Trent’anni dopo alle facce di quasi tutti quegli studenti si sarebbero potute sostituire quelle dei figli, entrati nello stesso Dipartimento dalla porta principale, senza troppe attese.
La vicenda di Schettino all’università ha risvegliato ricordi ormai sopiti da tempo. Piccole cose, ma significative per dare un’idea delle magagne diffuse del sistema.
Alla fine degli anni ‘80 venne scoperto un nuovo tipo di materiali promettenti, detti superconduttori ad alta temperatura critica.
All’epoca ero appena tornato in Italia con un contratto di alcuni mesi presso una università, per implementare la tecnologia imparata durante il mio soggiorno all’estero.
Qualcuno ha obiettato al mio post dedicato al seminario tenuto da Schettino alla Sapienza di Roma affermando che la notizia “è stata ampiamente sbufalata. NON era una lezione universitaria, era un seminario”. L’avevo scritto anch’io che era un seminario, non una lezione, ma comunque la cosa non fa molta differenza.
Leggere di Schettino invitato a tenere un seminario alla Sapienza di Roma, la più grande università italiana, fa accapponare la pelle.
Cosa avrà mai potuto dire un simile personaggio agli studenti del master in Scienze Criminologiche, organizzato dalla cattedra di Psicopatologia Forense della facoltà di Medicina?
Quali insegnamenti fondamentali avrà mai potuto dar loro?