Chi mi conosce sa che uso gli LLM (Large Language Models, ovvero modelli linguistici di grandi dimensioni) per quello in cui servono davvero, ma sono scettico, anzi molto scettico, sul fatto che siano davvero intelligenti o che possano risolvere qualunque problema, come ci ripetono tutti i giorni quelli di OpenAI, di Microsoft, di Google o di Meta. I quali, guarda caso, sugli LLM hanno investito (o buttato, vedete voi) una quantità indegna di dollari e hanno tutto l’interesse a spingere chiunque ad usarli in modo parossistico.
Non sono il tipo che rimpiange i “bei vecchi tempi” che poi, in verità, tanto belli non erano, anzi. La vita media era vent’anni più breve di oggi, la mortalità infantile molto alta e chi riusciva a crescere invecchiava più in fretta, tanto che a cinquant’anni sembrava già anziano. Il cibo era più genuino ma scarseggiava, altro che carne e pesce tutto l’anno, in alcune zone d’Italia la dieta invernale si riduceva a polenta e poco più. Le case erano fredde in inverno, mentre d’estate le auto diventavano forni. E potrei continuare.
– Immagine generata da Flux Image AI.
Mia moglie aveva bisogno di un nuovo Mac perché il suo MacBook Air M1 era stato requisito dalla nostra figlia più grande.
Ma cosa scegliere? Apple ormai ha una offerta molto più articolata di quella a quattro quadranti introdotta dopo il ritorno di Steve Jobs nel 1997,1 quindi bisogna fare delle scelte.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Un paio di mesi fa ho elencato alcuni bachi più o meno gravi di Sonoma di cui mi sono accorto mentre prendevo confidenza con l’ultima versione di macOS, prima sul nuovo Mac Studio M2 Ultra e poi sul Mac Mini M1 di casa.
In quel momento stavo usando macOS Sonoma 14.3, che poco dopo ho aggiornato sul Mini alla versione 14.3.1. Con questa minor release Apple ha corretto un paio dei bachi descritti, in particolare il baco relativo allo svuotamento del Cestino in uno Spazio a casaccio e quello che impediva di dare un nome decente ai file PDF generati dalla funzione di Stampa.
Babbo Natale è arrivato un po’ in ritardo quest’anno, però mi ha portato un bel po’ di Raspberry e Arduino, con accessori in quantità. Tutto pagato da un Ministero, che è sempre una bella soddisfazione.
Ora ho il Mac Studio, ho i Raspberry, ho gli Arduino, ho tutti i sensori che mi servono; non ho più scuse, devo mettermi a lavorare sul serio!
– Fonte: Viktor Forgacs su Unsplash.
La transizione è conclusa, da alcuni giorni tutti i computer che uso per lavorare funzionano con un processore ARM Apple Silicon: un Mac Studio M2 Ultra di cui ho già parlato a lungo e che sta sulla scrivania del mio ufficio, un Mac Mini M1 16 GB/1 TB – rimasto semidimenticato su uno scaffale per motivi che non sto qui a dire – nell’ufficio casalingo e un Mac Book Air M1 molto molto basico (appena 8 GB di RAM e 256 GB di SSD, la metà di quello di mia moglie) per usi light e per quando devo andare in giro.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Uso il Mac per lavorare e quindi sono sempre restio ad aggiornare macOS troppo velocemente. In genere preferisco aspettare che la versione corrente maturi e qualche volta la salto completamente, magari perché ho letto un report particolarmente negativi o perché non mi ha convinto dopo averla usata su qualche computer di amici o colleghi (l’ho fatto ad esempio con Sierra, con Catalina e con Ventura).1
Ed ecco il Mac Studio. Ho dovuto fare una lunga trafila burocratica per averlo, ma alla fine ce l’ho fatta ed ora è qui davanti a me.
La prima cosa che si nota è che la scatola è pesante, molto pesante. Le specifiche dicono che il Mac Studio è grande e pesa più o meno quanto tre Mac Mini messi uno sull’altro (19.7 x 19.7 x 9.5 cm^3 e 3.6 kg per il Mac Studio contro 19.7 x 19.7 x 3.6 cm^3 e 1.2 kg per il Mac Mini). Io non ho mai preso in mano tre Mac Mini insieme, ma in ogni caso la scatola dà una bella impressione di solidità, che per un oggetto costoso come questo è una cosa più che positiva.