Come orientarsi fra le decine e decine di generatori di siti web statici esistenti? Quali scartare a priori e quali considerare per una prova più approfondita? In base a quali criteri selezionare i sistemi promettenti nel mare di quelli non adatti allo scopo o perfino del tutto inutili?
Aiuta parecchio elencare le caratteristiche irrinunciabili, come aiuta leggere le impressioni degli altri utilizzatori. Ma alla fin fine bisogna arrotolarsi le maniche, provare di persona i sistemi ritenuti più promettenti ed affidarsi anche al proprio intuito.
Qualcuno ha obiettato al mio post dedicato al seminario tenuto da Schettino alla Sapienza di Roma affermando che la notizia “è stata ampiamente sbufalata. NON era una lezione universitaria, era un seminario”. L’avevo scritto anch’io che era un seminario, non una lezione, ma comunque la cosa non fa molta differenza.
“Un futuro oscuro per Apple.”
“Dopo Steve Jobs Apple sta perdendo colpi?”
“Perché Apple fallirà nei prossimi 2 anni nonostante abbia riserve per 159 miliardi di dollari.”
“L’iWatch sarà un totale fallimento se Apple non esce a presentarlo entro i prossimi 15 giorni.”
“Steve Jobs aveva programmato l’uscita dei nuovi prodotti per due anni. Cosa succederà ora?”
Come ho già scritto qualche giorno fa, ci sono letteralmente decine di generatori di siti web statici, quasi quante sono le distribuzioni di Linux. Io nei miei bookmark ne ho una trentina.
Come orientarsi in questa moltitudine?
Per le distribuzioni di Linux esiste Distrowatch, un sito popolarissimo che cerca di classificarle tutte. Analogamente, esistono almeno due siti che cercano di elencare tutti i generatori di siti web statici: StaticGen e Static Site Generators. L’approccio dei due è totalmente diverso anche se le informazioni riportate sono praticamente le stesse.
Leggere di Schettino invitato a tenere un seminario alla Sapienza di Roma, la più grande università italiana, fa accapponare la pelle.
Cosa avrà mai potuto dire un simile personaggio agli studenti del master in Scienze Criminologiche, organizzato dalla cattedra di Psicopatologia Forense della facoltà di Medicina?
Quali insegnamenti fondamentali avrà mai potuto dar loro?
Assodato che, nonostante i suoi tanti pregi, Wordpress.com non va più bene per me, si tratta ora di scegliere una nuova piattaforma per questo blog.
Fosse facile. Ci sono centinaia di alternative fra cui scegliere, wiki, CMS o piattaforme di blog, siti statici, siti dinamici. Classico esempio di information overload. Troppe informazioni, troppe alternative rendono difficile prendere una decisione efficace.
Il titolo di questo post è fuorviante. Non voglio parlare qui in generale dei limiti di Wordpress, ma piuttosto della mia esperienza d’uso con questa piattaforma e dei suoi limiti rispetto al mio modo di usarla.
Wordpress.com è una piattaforma di blogging, basata sul noto CMS open source Wordpress, che offre la possibilità di aprire un blog in modo del tutto gratuito ma con alcune restrizioni poco significative, tra cui l’impossibilità di installare plugin di terze parti e di utilizzare temi grafici differenti da quelli offerti dalla piattaforma.
Jaron Lanier, uno dei pionieri del web, in una recente intervista a Riccardo Staglianò su il Venerdì di Repubblica sostiene che “il web sta uccidendo la classe media”, distruggendo industrie che fino a pochi anni fa fatturavano miliardi di dollari – l’industria musicale, quella della fotografia, le agenzie di viaggio, le librerie, i giornali – sostituendole con nuovi servizi che “impiegano un millesimo dei dipendenti della old economy”.
Qual’è la differenza fra semplice utente ed amministratore nei sistemi basati su Unix, come Linux o OS X? Non ho mai trovato una sintesi così perfetta come quella proposta dal geniale autore di xkcd.
Il comando di terminale sudo permette di diventare – anche se solo temporaneamente – l’amministratore (root) onnipotente di un sistema Unix in grado persino, e senza ripensamenti, di cancellare completamente il contenuto del disco rigido.
Domanda: Quanti sono i dispositivi Android attivi, oggi? Risposta: Chissà…
Il mio microcosmo Se vado sul mio account su Google Play e guardo la lista dei miei dispositivi Android, ne trovo sei. Peccato che ne possegga veramente solo tre: il mio vecchio cellulare Galaxy S e due tablet, l’ottimo Lenovo S6000 e un Galaxy Tab da 7" usato come lettore di eBook.