Negli ultimi giorni si è sparsa la notizia che migliaia di Mac sono infetti da un nuovo malware, o più esattamente da un nuovo botnet, denominato Mac.BackDoor.iWorm.
Il botnet – una forma particolare di malware che crea una rete di computer infetti e controllati in remoto – è stato scoperto da Doctor Web, una società russa che produce un ottimo software antivirus per Windows e che si sta espandendo verso i nuovi mercati costituiti da Android e OS X. Dr. Web propone, in modo piuttosto discreto in verità, di usare il proprio software antivirus per proteggersi da questa minaccia per OS X, nonché da tutti gli altri (pochi) virus e malware esistenti per OS X.
Apple ha finalmente rilasciato l’aggiornamento per bash, un componente fondamentale dei sistemi operativi derivati da Unix, fra cui c’è lo stesso OS X.
La settimana scorsa si è sparsa la notizia della scoperta di questa gravissima falla di sicurezza nella shell bash, il componente software che interpreta ed esegue i comandi del Terminale, diventata ormai da anni la shell di default di OS X e di quasi tutte le distribuzioni di Linux.
Anche se ho una collezione molto ampia di scansioni in pdf di vecchi numeri di BYTE Magazine, mi piace ogni tanto leggere qualche fascicolo preso in prestito dalla biblioteca dell’Istituto (del resto qualche tempo fa li ho salvati da una fine stile Fahrenheit 451).
Nonostante la mia passione per la tecnologia, infatti, ci sono dei casi in cui preferisco ancora l’analogico al digitale. Fra cui ci sono i libri e le riviste.
Ci dev’essere uno strano godimento a sentirsi inutili.
–Giorgio Gaber
Leggo di migliaia di sfaccendati che fanno code chilometriche pur di accaparrarsi da subito il nuovo iPhone 6.
Guardo le facce di quelli che escono esultanti dagli Apple Store con il loro iPhone 6 nuovo fiammante, lo stesso che fra pochi mesi verrà considerato obsoleto e da sostituire al più presto con un nuovo modello.
Nei commenti al mio ultimo post sui problemi dell’università italiana, Fabio e Frix esprimono le loro preoccupazioni circa l’arretratezza tecnologica della scuola e dei suoi insegnanti, notando il potenziale conflitto con le abitudini dei figli, in grado di usare senza problemi cellulari, tablet e perfino computer anche prima di iniziare la scuola elementare.
Dopo quanto è stato detto in questi giorni, non ci si può stupire che gli studenti italiani fuggano dall’università.
In base ai dati dell’Uffico di Statistica del MIUR (si noti lo stile anni ‘90 del sito), negli ultimi dieci anni i nuovi immatricolati sono passati da 338.036 (nell’anno accademico 2003-2004) a 253.848 (nel 2012-2013). In termini percentuali stiamo parlando di una diminuzione (o meglio di una vera e propria emorragia) del -25%. Negli stessi anni il totale degli iscritti è diminuito da 1.814.048 a 1.709.408 (-6%).
Qualche giorno fa Frix ricordava in un commento di aver partecipato a
un concorso in cui uno dei prof. ordinari della commissione (erano 2) aveva uno o due pubblicazioni più di me, ma meno prestigiose e nessuna di ricerca…
I concorsi sono una delle distorsioni maggiori del mondo dell’università e della ricerca in Italia. Potrei sbagliare, ma credo che in nessun paese sviluppato il reclutamento nel mondo della ricerca avvenga in questo modo.
Ma qual’è il più tipico fra gli episodi di malcostume universitario di cui sono stato testimone diretto?
Al liceo c’era uno studente spocchioso, aveva un anno meno di me, che si vantava sempre di aver vinto qualche concorso per “giovani ricercatori”. All’epoca era molto popolare il “concorso Philips per giovani inventori e ricercatori”, che si svolgeva in tutta Europa con selezioni nazionali e una finale continentale.
Foto di gruppo in un corridoio dell’università. Ritraeva un gruppo di studenti nei primi anni ‘70, diventati quasi tutti professori del Dipartimento.
Trent’anni dopo alle facce di quasi tutti quegli studenti si sarebbero potute sostituire quelle dei figli, entrati nello stesso Dipartimento dalla porta principale, senza troppe attese.
La vicenda di Schettino all’università ha risvegliato ricordi ormai sopiti da tempo. Piccole cose, ma significative per dare un’idea delle magagne diffuse del sistema.
Alla fine degli anni ‘80 venne scoperto un nuovo tipo di materiali promettenti, detti superconduttori ad alta temperatura critica.
All’epoca ero appena tornato in Italia con un contratto di alcuni mesi presso una università, per implementare la tecnologia imparata durante il mio soggiorno all’estero.