Che dire del keynote Apple della settimana scorsa?
Sull’iPhone 8 solo qualche parola. Se ho contato bene questa è l’undicesima generazione di iPhone: nuovo vestito, questa volta di vetro, nuovo processore, nuovo display grafico, caratteristiche generali migliorate rispetto al modello dell’anno precedente. Un aggiornamento annuale ormai quasi scontato. Apple è praticamente obbligata a far uscire ogni anno un nuovo modello di iPhone, altrimenti gli analisti si annoiano, il titolo cala e la rete ribolle di sciocchezze sulla perdita di innovazione in casa Apple…
Cosa hanno in comune Apple e Facebook? Niente. Apple produce hardware e software, oltre che servizi tagliati specificatamente per i suoi prodotti. Facebook vende di fatto pubblicità, collegata ad un servizio, il social, la chat, soggetto alle mode del momento, oggi va alla grande, domani chissà (ricordate Second Life o MySpace?), usato fin troppo spesso per diffondere sciocchezze, urla, falsità, e perfino odio vero e proprio.
Non so voi, ma a me tutta questa attesa spasmodica per il nuovo iPhone mi fa venire l’orticaria. Sono mesi che girano voci incontrollate (ed incontrollabili) sulle caratteristiche del nuovo modello, sui suoi dettagli più minuti, perfino sul nome che potrebbe aver scelto Apple per festeggiare il decennale, una cosa veramente stucchevole.
A proposito di programmazione, cosa si può fare con una linea di codice? A volte si può fare moltissimo, come dimostra questa singola linea di codice JavaScript.
[code language=“javascript” htmlscript=true] [/code] Sono appena 128 caratteri, meno di un tweet, che però riescono a produrre questa bella immagine dinamica.
A conclusione di questa serie di articoli sul Cray-1 (Cray-1 il macina numeri, Cray-1 a confronto e Cray-1 saltare le conclusioni), qualche link utile per approfondire la conoscenza di questa macchina affascinante, una dei computer più significativi della storia.
Pagine web contenenti ulteriori informazioni sul Cray-1
CRAY 1. The Cray-1 Supercomputer. Cray Super Computers. Cray-1 – the eight million dollar super-computer. Original Cray-1 Supercomputer Unveiled in Seattle. High Performance Computer Architectures: A Historical Perspective - The Cray-1 Articoli tecnici, ma piuttosto comprensibili, sul Cray-1
Oops…! Troppe cose da fare, troppe distrazioni (in particolare in questi giorni di tarda, ma ancora infuocata, estate), e così succede di saltare completamente tutta la prima (lunga) parte delle conclusioni dell’articolo precedente. Eccole qui, e già che c’ero le ho riviste (ed estese) un po'.
Le conclusioni mancanti Nell’articolo precedente, che mette a confronto le prestazioni del Cray-1 con quelle dei computer odierni, si è visto che un qualunque computer odierno è un mostro di velocità rispetto ad un Cray-1 e che persino un umile Raspberry Pi da poche decine di euro lo sopravanza di almeno 5 volte.
Non è solo nostalgia. Parlare di Cray-1 oggi non serve solo a ricordare i bei tempi andati quando i pochi sacerdoti del computer programmavano direttamente in codice macchina, ma serve a mettere nella giusta prospettiva quello che abbiamo a disposizione oggi, paragonandolo a ciò che quarant’anni fa era considerato lo stato dell’arte, il meglio del meglio.
Cray. Oggi non se lo ricorda quasi nessuno (o magari pensa ad un supermercato), ma negli anni ‘70 e ‘80 Cray era sinonimo di supercomputer, quei computer potentissimi e inaccessibili usati per la ricerca nucleare o spaziale o per prevedere il tempo.
_Il Cray-1 esposto al Deutsches Museum di Monaco, presumibilmente l'unità appartenuta al Max Planck Institute di Garching, Monaco._ Per tutta la seconda metà degli anni ‘70 non esisteva nessun computer più potente del Cray-1, un bestione di due metri da 10 milioni di dollari (di allora, oggi corrispondono a più o meno il doppio), costruito in modo quasi artigianale. Il primo computer ad usare i circuiti integrati – solo quattro tipi diversi – distribuiti su centinaia e centinaia di schede elettroniche strettamente accoppiate, che producevano tanto calore da dover essere raffreddate con un sistema speciale a base di freon.
Come vede una persona affetta da retinopatia diabetica. Fonte: National Eye Institute, National Institutes of Health.
Nella mia classifica personale la notizia tecnologica dell’estate è quella della ragazzina indiana sedicenne, Kavya Kopparapu, che ha inventato EyeAgnosis, una app per smartphone accoppiata ad un obiettivo stampato in 3D che consente di diagnosticare a distanza la retinopatia diabetica, una malattia che colpisce un terzo dei malati di diabete danneggiando i vasi sanguigni della retina e che è la principale causa di cecità negli adulti tra i 20 e i 65 anni.
Come ho già scritto più volte su questo blog, il mio iMac di casa è un modello del 2008 a cui la semplice aggiunta di un disco esterno SSD ha dato nuova vita, rendendolo ancora perfettamente usabile per i normali usi casalinghi, nonostante un’età ormai quasi veneranda.
Pur essendo abituato ad usare macchine piuttosto potenti (e recenti), non noto grosse differenze nell’uso normale dell’iMac di casa, che non mostra mai (o quasi mai) quei rallentamenti che ci si aspetterebbero dalla sua età.