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LaMDA, ovvero intelligenza vo' cercando

LaMDA, ovvero intelligenza vo' cercando

Le cronache di qualche settimana fa hanno ripreso a gran voce la notizia secondo cui LaMDA, un generatore di conversazione (chatbot) basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da Google, potrebbe aver mostrato segni di (auto)coscienza, diventando così il primo essere artificiale dotato di sensibilità e di coscienza di sé (in italiano si possono leggere questi articoli su Repubblica, il Corriere, ancora Repubblica, e poi Linkiesta, Avvenire e Wired).
Un puntino blu pallido

Un puntino blu pallido

Qual è quella macchina progettata per funzionare per appena quattro anni e che invece, dopo 45 anni di funzionamento ininterrotto, è ancora in perfetta forma e, con un po’ di fortuna, potrebbe raggiungere e superare i 50, l’età della maturità? Qual è quel computer che con appena 69 kilobyte di memoria riesce a far funzionare un mare di strumenti scientifici e ad inviare i dati raccolti attraverso un flebile collegamento radio di appena 23 W di potenza, più o quello che serve per illuminare la cucina con un paio di lampadine a LED?
Ehi Siri!

Ehi Siri!

Sono in macchina, in attesa di mia figlia e con niente da fare. Apro l’Apple Watch e comincio a giocare con Siri. Ammetto di aver sempre trascurato Siri finora, forse perché ho sempre trovato sgradevoli certi eccessi di chi usa Siri in pubblico.1 Però ora sono solo e mi sto annoiando, quindi perché no?
Non ce lo dicono!

Non ce lo dicono!

Siamo in piena era social e ormai qualunque sciocchezza si diffonde senza controllo alla velocità della luce. Non che le fake news non ci fossero anche prima dei social – la terra è piatta, non siamo mai andati sulla Luna, gli UFO sono di casa sulla Terra e i loro corpi vengono conservati in certe basi segrete in Nevada, le scie degli aerei diffondono apposta sostanze nocive, i vaccini uccidono i cugini mentre il fumo fa bene ai polmoni – ma i mattocchi che le rilanciavano rimanevano confinati in qualche raduno di periferia o al massimo scrivevano un libro.
Dai wallpaper agli sfondi

Dai wallpaper agli sfondi

Il riferimento al bellissimo sfondo di Big Sur dell’ultimo post mi ha fatto venire in mente quando gli sfondi per computer erano tutta un’altra cosa. Un po’ di storia Gli sfondi per computer nascono con la diffusione negli anni ‘80 dei computer dotati di interfaccia grafica, di fatto allora solo Macintosh, Atari ST e Amiga.
MacBook Air M1 la non-recensione: Big Sur

MacBook Air M1 la non-recensione: Big Sur

Big Sur mi piace, ha portato una ventata di freschezza all’interfaccia grafica di macOS, un’interfaccia ormai familiare, ben assestata, rassicurante ma che, come le pareti di una casa abitata da tanti anni, attendeva con ansia una bella rinfrescata. Big Sur Dopo i fasti di Aqua, la prima interfaccia grafica di Mac OS X, tanto innovativa e dirompente con i canoni stilistici dell’epoca da dare un grosso contributo alla rinascita del Mac e dell’intera Apple, e dopo il passaggio al look grigio-metallico iniziato timidamente in Mac OS X 10.3/Panther e concluso con Mac OS X 10.5/Leopard, l’interfaccia grafica di macOS è sembrata stagnare per anni, un ritocchino qui e uno là, quasi sempre ispirato a iOS,1 ma niente di più.
MacBook Air M1 la non-recensione: prestazioni con Performance Test

MacBook Air M1 la non-recensione: prestazioni con Performance Test

Dopo aver valutato le prestazioni del MacBook Air M1 con Geekbench 5, questa volta tocca a PerformanceTest, un tool meno noto ma davvero molto interessante, perché permette una analisi molto dettagliata delle prestazioni del sistema. Ma non temete, qui mi limiterò solo a un riassunto dei risultati più importanti. Chi vuole può saltare i dettagli relativi all’installazione e all’uso di PerformanceTest e leggere solo la parte finale con i risultati dei test.
MacBook Air M1 la non-recensione: prestazioni con Geekbench 5

MacBook Air M1 la non-recensione: prestazioni con Geekbench 5

Lo so, sono passati dei mesi senza che riuscissi a scrivere nulla sulle prestazioni velocistiche del MacBook Air M1. Purtroppo una serie di circostanze professionali e familiari hanno preso il sopravvento e mi hanno obbligato a trascurare il blog per tutto questo tempo. Ma le promesse si mantengono, e quindi eccomi qui ad analizzare le prestazioni del portatile più piccolo ed economico di casa Apple. Data la lunghezza, ho preferito dividere l’articolo in due parti: in questa prima parte presenterò i risultati ottenuti con Geekbench 5, mentre nella seconda parte utilizzerò un tool meno noto ma molto interessante, PerformanceTest per Mac. In entrambi i casi, dopo un anno e mezzo dalla commercializzazione dell’Air M1 i risultati ottenuti da questo piccolo portatile sono ancora strabilianti.
MacBook Air M1 la non-recensione: prime impressioni e reinstallazione di macOS Big Sur

MacBook Air M1 la non-recensione: prime impressioni e reinstallazione di macOS Big Sur

– Foto di Antonio Scalogna su Unsplash. Perché una non-recensione? Perché il MacBook Air M1 è uscito già da un anno e nel frattempo sono state pubblicate dozzine di recensioni più o meno complete e più o meno interessanti (come ad esempio questa su Macworld, questa su The Verge oppure quest’altra su Rocket Yard), e non ha senso ripetere per l’ennesima volta le stesse considerazioni.
Cuore di Mela

Cuore di Mela

– Fonte: Apple Books. I traslochi possono perfino servire a qualcosa. Nel mio caso specifico mi hanno permesso di ritrovare un libro finito improvvidamente sotto una pila di altri volumi e rimasto lì per troppi anni. Il libro in questione è Cuore di Mela, il “libro definitivo sul mondo dei sistemi Apple”, scritto nel 2016 dal noto duo Luca Accomazzi e Lucio Bragagnolo, che è più o meno come mettere insieme John Gruber e John Siracusa e fargli scrivere un libro in italiano su tutto quello che gira intorno ad Apple.1