macOS Tahoe: Developer Beta 3

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Pochi giorni fa, puntuale come sempre, Apple ha reso disponibile agli sviluppatori il terzo aggiornamento della Developer Beta di macOS 26, meglio conosciuto come Tahoe.

Una volta concluso l’aggiornamento, ci vuol poco per rendersi conto che Apple sta (lentamente) modificando qualcosa nell’interfaccia grafica Liquid Glass dell’ultima versione del suo sistema operativo.1

Magari anche per venire incontro alle tante critiche che nell’ultimo mese le sono state rivolte da pezzi da novanta come Riccardo Mori – comunque la si pensi, il suo primo articolo su MacOS Tahoe e Liquid Glass è imperdibile (ma anche il primo e il secondo follow-up meritano di essere letti) – da John Gruber, Craig Hockenberry, Francisco Tolmasky, Louie Mantia, Marco Arment e da tanti altri, come si può leggere in una delle magistrali raccolte di Michael Tsai.2 Nonché, nel suo piccolissimo, anche dal sottoscritto (qui e qui).

È una beta

Sgomberiamo il campo da un equivoco: criticare (con fondamento) la versione beta di un sistema operativo come macOS è una cosa buona e giusta.

Quando pubblica una beta Apple non ci fa un favore, concedendoci di usare in anteprima un prodotto non ancora pubblicato, ma piuttosto siamo noi che facciamo un favore ad Apple, analizzando e dissezionando il suo software in modi che magari non sarebbero mai venuti in mente agli sviluppatori e ai tester ufficiali.

Sostenere, come fanno in tanti, che “bisogna avere pazienza, tanto è una beta” o che “nelle beta ci sono sempre dei bug”, è una emerita sciocchezza, perché è proprio in questa fase, quando il prodotto viene provato sul campo, che vengono fuori quelle magagne che gli sviluppatori ufficiali, abituati a lavorarci su ogni giorno da mesi, ormai non notano più.3

Del resto, se negli ultimi anni Apple ha esteso l’accesso alle sue Developer Beta ad un pubblico molto più ampio, significa che quello che viene fatto in questa fase le serve, eccome se le serve!

Lo sfondo

La prima cosa che si nota accedendo al Mac dopo l’aggiornamento è il nuovo sfondo di default, che ora ci mostra la riva sassosa del lago Tahoe, circondata da una lunga catena di montagne innevate (del Nevada?).

A me questi sfondi naturali non piacciono molto, ci sono troppi particolari che distraggono e impediscono di vedere con chiarezza quello che c’è sul Desktop. Però, rispetto allo sfondo anonimo di prima (che c’è ancora) non c’è confronto, per cui va bene così. E poi il leggero effetto di increspatura delle onde, che purtroppo nello screenshot non si vede, è davvero delizioso!

Aver cambiato in corsa lo sfondo attivo di default però, sembra indicare qualche problema nella direzione di sviluppo di Tahoe/Liquid Glass, come diventerà ancora più evidente nella prossima sezione.

La barra del menu

Questa a onor del vero è una modifica introdotta nella beta precedente, di cui non ho avuto modo di scrivere qui. Apple ha aggiunto una opzione per ripristinare lo sfondo della barra del menu (Impostazioni di Sistema > Barra dei Menu > Show menu bar background), proprio come accadeva in Sequoia e nelle versioni precedenti di macOS.

Secondo me è un’ottima decisione perché, dopo aver usato per alcune settimane macOS Tahoe, mi sono accorto che è inutile avere a disposizione una barra di menu trasparente. Per almeno due motivi.

Il primo è che con la barra trasparente le voci di menu e le icone tendono a confondersi con lo sfondo, diventando molto meno leggibili. Questo effetto è particolarmente grave quando lo sfondo è pieno di dettagli e di gradienti, come nell’esempio qui sotto.

La differenza in termini di chiarezza con la barra dei menu con lo sfondo è evidente.

Il secondo motivo è che, anche se la barra del menu è trasparente, non può essere (giustamente) occupata dalle finestre delle applicazioni, per cui non si guadagna nemmeno spazio utile per le applicazioni.

A che serve davvero avere una barra dei menu trasparente, se questa è meno leggibile e non aumenta lo spazio utile per le applicazioni? Solo per ottenere un (discutibile) effetto visivo più omogeneo, ma senza nessun vantaggio funzionale?

Io uso il computer per lavorare, non passo la giornata a rimirare il desktop. E perché mai dovrei fare più fatica a leggere le voci dei menu o il livello della batteria, la qualità della connessione Wi-Fi e tutte le altre icone che stanno lì per uno scopo preciso, solo perché qualche designer da quattro soldi ha deciso che la barra dei menu deve confondersi con il resto del desktop?

È sorprendente però che, dopo ben due release della Developer Beta, l’impostazione non sia ancora stata tradotta in italiano e, immagino, nelle altre lingue. È un piccolo dettaglio, ma che dà l’impressione di una cosa un po’ raffazzonata e buttata lì alla bell’e meglio, sulla quale il team che lavora su questa parte di Tahoe non ha ancora le idee ben chiare.

Rafforzando così i dubbi su come procede lo sviluppo di Tahoe, espressi benissimo da Craig Grannelli.

[questo cambiamento] mi fa anche dubitare della fiducia di Apple nel suo lavoro di progettazione. Quando Apple inizia a fare le sue scommesse, segnala che sa che qualcosa non va, ma non ha la convinzione di correggere la rotta. O forse queste impostazioni sono un mezzo per zittire temporaneamente le persone, mentre le scelte predefinite rivelano il vero intento e la direzione di marcia.

Le Impostazioni di Sistema

Nel mio primo articolo su Tahoe avevo segnalato il fatto che la nuova voce Aspetto delle Impostazioni di Sistema si comportava in maniera strana: impostando la modalità Auto nella sezione relativa agli stili di icone (e widget) Dark, Clear e Tinted non si osservava apparentemente nessun effetto.

Nell’articolo avevo ipotizzato che questa modalità consentisse al sistema operativo di adattare da solo i dettagli di visualizzazione dello stile di icone e dei widget prescelto al modo Light o Dark attivo. Facevo però anche notare che l’implementazione sembrava piuttosto confusionaria.

In realtà non era una implementazione mal fatta, era un vero e proprio baco, come riportato nelle Release Notes di questa beta.

Finder
Resolved Issues

  • Fixed: Finder does not display Dark Mode app icons or tinted folder colors when the Folder Color setting in System Settings > Appearance is set to Automatic. (152193702)

Purtroppo, anche se Apple sostiene di aver corretto il problema, non vedo nessuna differenza rispetto a prima. Quello che vedo benissimo, invece, è che certe combinazioni di impostazioni rendono le icone così poco contrastate da rendere molto difficile distinguere una dall’altra.

Il Finder

Appena ho aperto il Finder ho avuto l’impressione che Apple avesse diminuito l’intensità dell’ombra sui gruppi separati di icone che ora costituiscono la Barra degli Strumenti.

Purtroppo non è così, l’intensità dell’ombra, così come la trasparenza delle icone è identica a prima, producendo lo stesso pasticcio di colori descritto nell’articolo precedente tutte le volte che le icone più sgargianti della finestra principale del Finder finiscono al di sotto di quelle della Barra degli Strumenti.

Per evitarlo, sarebbe sufficiente che la Barra degli Strumenti del Finder conservasse lo sfondo bianco presente a partire da Big Sur (n sostituzione di quello metallico precedente). In questo modo, le icone mostrate nella finestra principale del Finder rimarrebbero visibili solo in questa finestra, senza più sconfinare nell’area riservata alla Barra degli Strumenti.4

Più uso il neo-Finder di Tahoe e più mi chiedo che senso abbia questa confusione di ruoli, nella quale la Barra degli Strumenti – che non sta lì per bellezza ma che serve per gestire i file e per spostarsi all’interno del file system del Mac – si deve confondere e sovrapporre ai file stessi, in un mix indistinto che non è nemmeno bello da guardare?

Tanto più che nemmeno gli sviluppatori Apple sembrano tanto convinti delle loro scelte perché, se dalla vista ad Icona si passa alla vista ad Elenco, si ritrova la solita separazione netta fra la finestra principale e la Barra degli Strumenti (a parte l’effetto tridimensionale aggiunto a quest’ultima da Liquid Glass).

E se cambiamo ancora vista e passiamo a quella in Colonna, ritroviamo una terza modalità diversa e intermedia fra le due precedenti, nella quale c’è uno sfondo bianco sotto la Barra degli Stumenti, ma dove le icone delle applicazioni e dei file vengono sfocate ben prima di arrivare sotto la Barra degli Stumenti, come invece succede nella normale vista ad Icona.

Questa confusione nella modalità di visualizzazione della Barra degli Strumenti, non è presente solo nel Finder ma anche in applicazioni come Note dove, a seconda della modalità di visualizzazione scelta, ci si può ritrovare con una Barra degli strumenti trasparente, che sfoca malamente tutto ciò che ci finisce sotto,

oppure con una normalissima barra con lo sfondo bianco, come siamo abituati a vedere da Big Sur in poi.

Qualcosa di simile succede anche con Libro Font, anche se con modalità leggermente diverse, mentre non succede con Freeform o Anteprima, che hano una Barra degli Strumenti sempre trasparente. Reminders è un altro caso particolare, ma vi lascio il piacere di scoprire da soli perché.

Insomma, la confusione regna sovrana dalle parti di Cupertino e sembra che nemmeno gli sviluppatori riescano a decidere cosa sarebbe meglio fare con la nuova Barra degli Strumenti in stile Liquid Glass.

Le icone delle applicazioni

Alle nuove icone delle applicazioni voglio dedicare una sezione separata da quella del Finder, perché qui non si tratta più di una semplice questione di gusti, ma di rapporto con gli sviluppatori. I quali, non dimentichiamolo mai, sono fondamentali per il successo di una piattaforma.

Ricapitolo brevemente la questione.

In macOS Tahoe Apple ha introdotto un nuovo formato di icone per le applicazioni, mutuato da iOS. Le nuove icone hanno la forma di uno squircle (in italiano un supercerchio), una forma geometrica intermedia fra il cerchio e il quadrato, e possono essere create con il nuovo Icon Composer. Questo nuovo formato permette, fra l’altro, di adattare dinamicamente le icone allo stile, o meglio all’Aspetto, prescelto (si veda la sezione relativa alle Impostazioni di Sistema).

Fin qui tutto bene.

Il problema nasce dal fatto che non c’è scelta: le icone di tutte le applicazioni installate sul Mac non possono più avere una forma personalizzata, come ad esempio quella di BBEdit che sto usando per scrivere questo articolo, ma devono obbligatoriamente adottare la forma a squircle.

Tutte le icone delle applicazioni che non si sono ancora adeguate ai nuovi dettami stilistici imposti da Liquid Glass vengono racchiuse automaticamente in uno squircle con dietro un orribile sfondo grigio scuro, che sembra messo lì apposta per segnalare quei prodotti cattivi che non si sono ancora adeguati alle nuove linee guida Apple.5

Ma rifare le icone non è una passeggiata. Non l’hanno ancora fatto, ad esempio, quelli di Bare Bones Software, che non sono esattamente degli indie sprovveduti. Il loro prodotto di punta BBedit ha ricevuto un aggiornamento pesante proprio pochi giorni fa, ma ha mantenuto la sua icona tradizionale.

Gli sviluppatori indipendenti sono ancora meno entusiasti di dover rifare tutte le icone delle loro applicazioni seguendo il nuovo formato imposto da Apple.

Non lo è, ad esempio, Howard Oakley, che definisce ironicamente macOS Tahoe come il distruttore di icone, ed equipara lo squircle con lo sfondo grigio ad un sin bin, ovvero alla zona del campo dove viene confinato temporaneamente un giocatore che ha fatto un fallo.6 Qualcun altro ci va giù ancora più pesante e definisce lo squircle una vera e propria prigione.

Anche chi decide di adeguarsi ha dei problemi perché, come ci racconta il solito Howard Oakley, non è detto che le icone aggiornate per Tahoe funzionino correttamente anche nelle versioni precedenti di macOS.

La metà delle applicazioni installate sul Mac che ho aggiornato a macOS Tahoe ha le icone grigie, e nel mese e mezzo intercorso dalla prima Developer Beta ad oggi credo che nessuna di queste abbia adottato il nuovo formato di icone. Non l’ha fatto nemmeno Chrome di Google, a cui non mancano di certo i mezzi per adeguarsi in un batter d’occhio. Perfino alcune applicazioni Apple non seguono le sue stesse linee guida, ad esempio Garage Band o XCode. Il caso di quest’ultimo è particolarmente significativo, visto che XCode è lo strumento principale per sviluppare le applicazioni per il Mac.

La mia impressione è che l’interfaccia grafica di Tahoe non sia scolpita nel marmo – oops nel vetro – e che gli sviluppatori preferiscono aspettare la versione finale prima di adeguarsi ai dettami di Apple.

Del resto, fra le 26 Developer Beta 1 e Beta 2 Apple ha già cambiato l’icona del Finder, causa sollevazione popolare, e ha aggiunto l’opzione per ripristinare lo sfondo della barra dei menu. Per cui è chiaro che Apple non è insensibile alle critiche espresse da chi sta provando in anteprima Tahoe.7

Dimenticavo: chi vuole può ripristinare le solite icone anche in Tahoe, ma è un processo manuale e piuttosto noioso, che va ripetuto per ogni applicazione interessata e per ogni Mac. Io passo.

Prestazioni

La terza Developer Beta di macOS Tahoe sembra molto più lenta delle due versioni precedenti. Ad esempio, Firefox ci può mettere una vita per partire e ripristinare le schede precedenti, ma un po’ tutte le applicazioni appaiono più legnose, in particolare in avvio, di quanto è lecito aspettarsi su Apple Silicon. Anche certi pannelli delle Impostazioni di Sistema a volte appaiono completamente vuoti, e solo dopo parecchi secondi riescono a visualizzare le opzioni disponibili.

Per quanto noioso, questo è un comportamento normale in una beta, che per sua natura è infarcita di codice di debug e di funzioni ancora immature o poco testate, che magari generano memory leak, usi erronei della cache e cose simili. Se lo segnalo qui è solo perché le prime due Developer Beta apparivano molto più reattive di questa.

In ogni caso, un riavvio risolve, almeno temporaneamente, il problema, in attesa del rilascio della versione definitiva.

Conclusioni

Fra pochi giorni, forse domani stesso, Apple renderà disponibile a tutti la beta di Tahoe, che quindi potrà essere provata da un pubblico molto più ampio e variegato.

Come ho già detto, la vicenda dell’icona del Finder modificata in corsa dimostra che Apple non è sorda alle critiche sulla nuova interfaccia di macOS, e quindi c’è speranza che qualcosa venga corretto nei due mesi che si separano dal rilascio ufficiale della nuova versione di macOS.

Se poi qualcuno pensa che gli articoli critici come quelli citati qui sopra, e persino queste notarelle che avete appena letto, vengono scritti solo allo scopo di acchiappare facili click… beh, pazienza, gli autori se ne faranno una ragione.


  1. Sta facendo lo stesso per la versione corrispondente di iPadOS (che sto provando sul mio iPad Pro) e di iOS (che per ora invece lascio stare). ↩︎

  2. Riccardo Mori si autodefinisce un traduttore ed uno scrittore, ma in realtà ha grosse competenze anche nel campo del design e della tipografia. John Gruber scrive da più anni di quanto possa ricordare uno dei blog più importanti dedicati all’universo Apple ed è l’inventore di Markdown. Craig Hockenberry è uno sviluppatore che ha prodotto fra l’altro Tot, che io adoro, ed è una delle anime di Iconfactory. Francisco Tolmasky è stato un membro del team original dell’iPhone, nel quale ha contribuito a sviluppare Safari per iOS, ed è il creatore di Objective-J, un superset di JavaScript, e di Cappuccino, un “framework open source che semplifica la creazione di applicazioni di livello desktop eseguite in un browser web”. Louie Mantia è un artista e un grafico specializzato nel design di icone. Marco Arment è uno sviluppatore di applicazioni per iOS e per il web, oltre che “scrittore, produttore di podcast, geek e amante del caffè”. ↩︎

  3. Succede più o meno lo stesso quando si scrive: se si fa leggere un testo ad una terza persona, questa nota molto più facilmente degli errori a cui l’autore, che ormai conosce il testo a memoria, non fa più caso. ↩︎

  4. Come è normale che sia e come è sempre successo, non solo in macOS (o Mac OS X, o come lo volete chiamare), da Sequoia e andando indietro nel tempo fino a Cheetah, ma anche nelle versioni di Mac OS prodotte per tutti gli anni ‘80 e ‘90. ↩︎

  5. Per fare un paragone sportivo, Apple sembra più o meno come quell’arbitro di calcio che tira fuori il cartellino giallo mentre avverte il centravanti che “alla prossima sciocchezza ti butto fuori”. ↩︎

  6. Giuro che, quando ho scritto il paragone calcistico della nota precedente, non avevo ancora letto questo commento di Howard Oakley. ↩︎

  7. Non posso evitare di pensare che se Steve Jobs avesse visto come sarebbero diventate certe icone del suo Finder, avrebbe cacciato i responsabili a calci nel sedere. ↩︎