– Fonte: Paulius Dragunas su Unsplash.
Ogni tanto mi chiedo, piuttosto oziosamente per la verità, perché non installo mai Windows sui miei computer. Alla fine, la maggior parte delle applicazioni che uso ogni giorno è multipiattaforma, quindi gira indifferentemente sui tre principali sistemi operativi attuali (per chi fosse appena tornato da Marte, sono Linux, macOS e Windows, in ordine rigorosamente alfabetico).
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Un paio di mesi fa ho elencato alcuni bachi più o meno gravi di Sonoma di cui mi sono accorto mentre prendevo confidenza con l’ultima versione di macOS, prima sul nuovo Mac Studio M2 Ultra e poi sul Mac Mini M1 di casa.
In quel momento stavo usando macOS Sonoma 14.3, che poco dopo ho aggiornato sul Mini alla versione 14.3.1. Con questa minor release Apple ha corretto un paio dei bachi descritti, in particolare il baco relativo allo svuotamento del Cestino in uno Spazio a casaccio e quello che impediva di dare un nome decente ai file PDF generati dalla funzione di Stampa.
– Fonte: Viktor Forgacs su Unsplash.
La transizione è conclusa, da alcuni giorni tutti i computer che uso per lavorare funzionano con un processore ARM Apple Silicon: un Mac Studio M2 Ultra di cui ho già parlato a lungo e che sta sulla scrivania del mio ufficio, un Mac Mini M1 16 GB/1 TB – rimasto semidimenticato su uno scaffale per motivi che non sto qui a dire – nell’ufficio casalingo e un Mac Book Air M1 molto molto basico (appena 8 GB di RAM e 256 GB di SSD, la metà di quello di mia moglie) per usi light e per quando devo andare in giro.
– Fonte: Polina Kuzovkova su Unsplash.
Per chi usa il Mac, iCloud è lo strumento più semplice e naturale per sincronizzare i propri file con computer diversi (sì, anche se usano Windows o Linux) o con l’iPhone e l’iPad. Costa un pelo più dei concorrenti ma è studiato specificatamente per i prodotti Apple, funziona bene ed è veloce a sufficienza, non mi pare che ci sia partita.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Sonoma è ancora acerbo e con un discreto numero di bachi, ma per fortuna anche qui c’è del buono.
Per quanto mi riguarda, mi piace che Condivisione Schermo (Screen Sharing) abbia preso finalmente piena cittadinanza sul Mac, prendendo posto nella cartella Utility delle Applicazioni del Mac, invece che essere relegato in /System/Library/CoreServices/Applications, come è stato finora.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Nell’ultimo post ho descritto alcuni bachi freschissimi presenti in Sonoma, la versione più recente di macOS.
I bachi riportati qui, invece, si trascinano da svariate versioni di macOS e sembra che Apple non abbia nessuna voglia di sistemarli o che non li consideri dei veri e propri bachi. Questi problemi però, a differenza di altri report, non si verificano in condizioni estreme o dopo aver aperto un dazillione di file ma in normalissime condizioni d’uso, e quindi mi pare ancora più strano che non siano mai stati risolti.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Uso il Mac per lavorare e quindi sono sempre restio ad aggiornare macOS troppo velocemente. In genere preferisco aspettare che la versione corrente maturi e qualche volta la salto completamente, magari perché ho letto un report particolarmente negativi o perché non mi ha convinto dopo averla usata su qualche computer di amici o colleghi (l’ho fatto ad esempio con Sierra, con Catalina e con Ventura).1
Ed ecco il Mac Studio. Ho dovuto fare una lunga trafila burocratica per averlo, ma alla fine ce l’ho fatta ed ora è qui davanti a me.
La prima cosa che si nota è che la scatola è pesante, molto pesante. Le specifiche dicono che il Mac Studio è grande e pesa più o meno quanto tre Mac Mini messi uno sull’altro (19.7 x 19.7 x 9.5 cm^3 e 3.6 kg per il Mac Studio contro 19.7 x 19.7 x 3.6 cm^3 e 1.2 kg per il Mac Mini). Io non ho mai preso in mano tre Mac Mini insieme, ma in ogni caso la scatola dà una bella impressione di solidità, che per un oggetto costoso come questo è una cosa più che positiva.
Dopo due lunghissimi articoli su OpenCore Legacy Patcher (prima parte e seconda parte), ha senso destinarne un terzo ad una linkografia1 ragionata di pagine web e di video dedicati a questo software?
Secondo me sì (altrimenti non stareste leggendo l’articolo proprio in questo momento), perché OpenCore Legacy Patcher (come sempre, da ora in poi userò l’acronimo OCLP) è un software complesso e non è possibile coprire tutti i casi di uso in due articoli, pur se molto corposi.
Ed eccoci arrivati alla seconda parte di questo lunghissimo articolo su OpenCore Legacy Patcher.
Nella prima parte ho presentato il programma, che può ridare smalto ad un vecchio Mac permettendogli di far girare versioni recenti di macOS, e ho spiegato come installare su una chiavetta USB sia OpenCore Legacy Patcher (da ora in poi OCLP) che il programma di installazione di macOS, da scegliere fra Big Sur, Monterey, Ventura e Sonoma.