Il proiettile di mortaio fischiò debolmente nel cielo notturno e si schiantò con un forte crack contro il fianco della collina. Mentre cercavano disperatamente un riparo, una dozzina di guerriglieri islamici con il turbante iniziarono a sparare inutilmente con i loro fucili e le mitragliatrici contro le postazioni delle milizie filorusse sulla cresta della collina. Un altro colpo di mortaio si schiantò sugli alberi a una cinquantina di metri di distanza, interrompendo temporaneamente il suono staccato dei colpi di fucile automatico intorno a noi. Nel frattempo io, sdraiato sulla schiena, cercavo di calcolare le probabilità che la squadra di mortai sopra di noi mi lanciasse un colpo direttamente in grembo. Mi resi conto che non venivo pagato abbastanza per questo incarico.
Non si sa se questa frase, Noi crediamo in Dio. Tutti gli altri devono portarci i dati, sia stata pronunciata veramente da William Edwards Deming, professore di statistica e fondatore dei metodi di analisi della qualità, ma in ogni caso dovrebbe essere appesa nelle aule scolastiche accanto alla foto del Presidente.
– Fonte: Pixabay.
La Brexit sta causando danni enormi all’economia del Regno Unito: l’inflazione è alle stelle, la fiducia dei consumatori è crollata ai minimi degli ultimi 50 anni e tanti settori produttivi che andavano avanti grazie ai lavoratori stranieri ora non trovano manodopera nemmeno a cercarla con il lanternino. Perfino il business delle vacanze studio in Inghilterra è in crisi! C’è stato il COVID, è vero, ma rispetto agli altri stati europei la Gran Bretagna sembra cavarsela peggio.
Sono reduce, mio malgrado, da una polemica su Twitter, relativa alla discesa della curva dei contagi COVID-19, circa la quale avevo affermato un mesetto fa che non sarebbe scesa.
E per i quindici-venti giorni di cui si parlava in quei tweet le cose sono andate proprio così. Una persona normale la chiude lì e pensa ad altro.
Le cronache di qualche settimana fa hanno ripreso a gran voce la notizia secondo cui LaMDA, un generatore di conversazione (chatbot) basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da Google, potrebbe aver mostrato segni di (auto)coscienza, diventando così il primo essere artificiale dotato di sensibilità e di coscienza di sé (in italiano si possono leggere questi articoli su Repubblica, il Corriere, ancora Repubblica, e poi Linkiesta, Avvenire e Wired).
Qual è quella macchina progettata per funzionare per appena quattro anni e che invece, dopo 45 anni di funzionamento ininterrotto, è ancora in perfetta forma e, con un po’ di fortuna, potrebbe raggiungere e superare i 50, l’età della maturità?
Qual è quel computer che con appena 69 kilobyte di memoria riesce a far funzionare un mare di strumenti scientifici e ad inviare i dati raccolti attraverso un flebile collegamento radio di appena 23 W di potenza, più o quello che serve per illuminare la cucina con un paio di lampadine a LED?
Sono in macchina, in attesa di mia figlia e con niente da fare. Apro l’Apple Watch e comincio a giocare con Siri. Ammetto di aver sempre trascurato Siri finora, forse perché ho sempre trovato sgradevoli certi eccessi di chi usa Siri in pubblico.1 Però ora sono solo e mi sto annoiando, quindi perché no?
Siamo in piena era social e ormai qualunque sciocchezza si diffonde senza controllo alla velocità della luce. Non che le fake news non ci fossero anche prima dei social – la terra è piatta, non siamo mai andati sulla Luna, gli UFO sono di casa sulla Terra e i loro corpi vengono conservati in certe basi segrete in Nevada, le scie degli aerei diffondono apposta sostanze nocive, i vaccini uccidono i cugini mentre il fumo fa bene ai polmoni – ma i mattocchi che le rilanciavano rimanevano confinati in qualche raduno di periferia o al massimo scrivevano un libro.
Il riferimento al bellissimo sfondo di Big Sur dell’ultimo post mi ha fatto venire in mente quando gli sfondi per computer erano tutta un’altra cosa.
Un po’ di storia Gli sfondi per computer nascono con la diffusione negli anni ‘80 dei computer dotati di interfaccia grafica, di fatto allora solo Macintosh, Atari ST e Amiga.
Big Sur mi piace, ha portato una ventata di freschezza all’interfaccia grafica di macOS, un’interfaccia ormai familiare, ben assestata, rassicurante ma che, come le pareti di una casa abitata da tanti anni, attendeva con ansia una bella rinfrescata.
Big Sur Dopo i fasti di Aqua, la prima interfaccia grafica di Mac OS X, tanto innovativa e dirompente con i canoni stilistici dell’epoca da dare un grosso contributo alla rinascita del Mac e dell’intera Apple, e dopo il passaggio al look grigio-metallico iniziato timidamente in Mac OS X 10.3/Panther e concluso con Mac OS X 10.5/Leopard, l’interfaccia grafica di macOS è sembrata stagnare per anni, un ritocchino qui e uno là, quasi sempre ispirato a iOS,1 ma niente di più.