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Da melabit a melabit: sviluppare un sito in Jekyll

Da melabit a melabit: sviluppare un sito in Jekyll

Dopo la prima parte dedicata all’installazione e alla configurazione iniziale di Jekyll, con questa seconda parte di note commentate si entra nel vivo dello sviluppo di un sito in Jekyll a partire da un tema già pronto. Sviluppare da zero un tema per Jekyll, invece, va molto oltre le mie competenze, ma del resto chi è in grado di farlo non ha bisogno di leggere queste notarelle.
Da melabit a melabit: Jekyll, installazione e configurazione di base

Da melabit a melabit: Jekyll, installazione e configurazione di base

Questo articolo non vuole essere una guida dettagliata alla installazione e configurazione di Jekyll; per quello ci sono le ottime guide riportate più sotto.1 L’articolo è invece una raccolta commentata delle note che ho preso mentre sviluppavo melabit.com/posts/it, e sono il risultato di giorni e giorni di prove ed errori, di cambi di direzione, di letture alla ricerca del comando giusto. A me le note servivano per ricordare quello che avevo fatto e come avevo risolto i problemi che si presentavano di volta in volta. A voi potrebbero essere utili per fare tutto più in fretta e senza intoppi.
Apple abbiamo risolto dei problemi: da Sonoma a Sequoia

Apple abbiamo risolto dei problemi: da Sonoma a Sequoia

– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer. Negli ultimi mesi ho scritto ben quattro articoli sui bachi di macOS Sonoma (la lista completa si trova alla fine di questo articolo), perché mi sembrava incredibile che questa versione di macOS fosse stata pubblicata con dei bachi così evidenti nel Finder e nella gestione del disco .
Da melabit a melabit: perché Jekyll?

Da melabit a melabit: perché Jekyll?

– Fonte: Jametlene Reskp su Unsplash. Come dicevo nell’ultimo post, lasciare la comfort zone di Wordpress non è stato per niente facile. Fra doversi preoccupare solo di scrivere qualcosa di interessante, con tutto il resto gestito da una squadra di amministratori di sistema ed esperti di programmazione web, a dover fare tutto da solo c’è un abisso.
Da melabit a melabit: addio WordPress, ciao Jekyll

Da melabit a melabit: addio WordPress, ciao Jekyll

– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer. Undici anni fa, quando ho iniziato a scrivere in questo spazio personale, non avrei mai pensato di rimanere per tutto questo tempo su WordPress.com, una piattaforma di blogging comoda ed affidabile, che però è sempre stata poco adatta al mio modo di lavorare. Con il tempo ho imparato a convivere con questi limiti, ma l’idea di cambiare non mi ha mai abbandonato.
Mac bloccato? Come ripristinarlo con la modalità DFU

Mac bloccato? Come ripristinarlo con la modalità DFU

– Fonte: Apple Support. Quando si sperimenta può succedere che qualcosa vada storto. Ed è proprio quello che è capitato a me quando, dopo una installazione andata male di macOS, è comparso questo grande punto interrogativo con l’invito perentorio a visitare la pagina dedicata al ripristino dello stato del Mac.
Apple abbiamo un altro problema: un nuovo baco di macOS Sonoma

Apple abbiamo un altro problema: un nuovo baco di macOS Sonoma

– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer. I bachi di Sonoma non mancano mai di sorprendere, e qui descrivo un baco fresco fresco, che per fortuna è stato corretto in Sequoia. Prendete un MacBook Air o Pro nuovo, dove avete appena installato Sonoma, oppure un MacBook dove prima di installare Sonoma avete cancellato il disco di avvio (quello che succede aggiornando semplicemente da una versione precedente potrebbe essere diverso).
Al limite della memoria

Al limite della memoria

Mi sa di aver esagerato un po’ con Firefox … O è Firefox (versione 131) che non riesce a liberare correttamente la memoria (virtuale, 92 GB di RAM su questo Mac me li sogno)? Quale che sia la ragione, subito dopo aver scattato questa foto il mio Mac è andato in crash, con conseguente riavvio e necessità di risistemare le (tante) finestre aperte.
Windows? No grazie! (2)

Windows? No grazie! (2)

– Fonte: Henrique su Unsplash. Ma se non uso Windows sui miei computer non è solo per i problemi di privacy riportati ieri. C’è anche che Microsoft non fa niente per nascondere il suo lato più rapace, trovando ogni giorno un nuovo modo per rubacchiare qualcosa ai clienti (paganti). Il più recente è l’obbligo di fornire l’indirizzo email di account Microsoft di rete, come ad esempio quello usato per Office 365, Skype o OneDrive, prima di accedere per la prima volta ad un PC dove è installato Windows 11. E se non si ha già un account di questo tipo, bisogna per forza crearne uno nuovo per poter usare il proprio computer.1
Windows? No grazie!

Windows? No grazie!

– Fonte: Paulius Dragunas su Unsplash. Ogni tanto mi chiedo, piuttosto oziosamente per la verità, perché non installo mai Windows sui miei computer. Alla fine, la maggior parte delle applicazioni che uso ogni giorno è multipiattaforma, quindi gira indifferentemente sui tre principali sistemi operativi attuali (per chi fosse appena tornato da Marte, sono Linux, macOS e Windows, in ordine rigorosamente alfabetico).