Non lo dico io, lo dice Repubblica, uno dei più diffusi ed autorevoli giornali italiani (però sta perdendo rapidamente posizioni in entrambi gli ambiti).
Una settimana fa Repubblica ha in prima pagina uno strillo relativo a
Blackberry, Motorola, Nokia, la vita breve dei grandi marchi.
Nonostante il giornale tratti da sempre malissimo tutto quello che sa di tecnologia (basta leggere le insulse recensioni di Jaime D’Alessandro sul Venerdì per accorgersene), vado lo stesso a leggere l’articolo. I marchi citati hanno fatto la storia della telefonia mobile e l’argomento che mi interessa a prescindere da chi ne scrive.
Come ho scritto qualche giorno fa, l’esperienza diretta con l’assistenza Apple vale molto di più di qualunque affermazione di principio sulla qualità del servizio. Ecco quindi un secondo racconto, un’esperienza vissuta in prima persona solo qualche settimana fa.
La batteria Ad agosto l’iPhone di mia figlia maggiore comincia a fare le bizze. Tecnicamente l’iPhone è il mio, gliel’ho passato da un paio di anni sostituendolo con un Android. Non sono pazzo, io posso cavarmela senza troppi problemi con le asprezze del sistema operativo di Google, per lei, disinteressata digitale, l’iPhone è il non plus ultra, lo accende e va.
Come già accennato ieri, i prodotti Apple sono solo apparentemente più costosi di quelli della concorrenza. Per tanti motivi, fra cui quello di sicuro più importante è il valore aggiunto incommensurabile che qualunque utente può ottenere dal servizio di assistenza della casa della mela.
Riuscire a risolvere un problema – con il Mac, l’iPhone o l’iPad non importa – con poca fatica, in tempi brevi e in modo soddisfacente è una cosa che non ha prezzo. Basta averlo sperimentato anche una sola volta per rendersene conto.
Non c’è niente da fare, puoi provare a resistere, puoi cercare in tutti i modi di non farti incastrare, ma prima o poi – è inevitabile – un qualche discorso iniziato in modo innocente finisce con la frase lapidaria,
“il mio PC fa tutto quello che voglio/desidero e costa un terzo di un Mac,”
Sono riuscito a passare il sabato a Colonia senza imbattermi in nessun folle inseguimento di qualche criminale. Strano, a giudicare dal telefilm più famoso ambientato nella città Renana, queste corse di auto sono cose di ordinaria amministrazione, anche in pieno centro.
Nella zona commerciale nei pressi del Duomo mi sono imbattuto però in un Media Markt, l’equivalente dei nostri Media World. Potevo evitare di fare una visitina?
– Fonte: Tom Shopper.
Quest’anno, per la connessione alla rete dal mare, ho utilizzato il router portatile PocketCube 4G LTE, in offerta da Tre ad appena 5 euro al mese con contratto biennale (purtroppo la promozione è finita).
Veramente un bell’oggettino: base/alimentatore inseribile direttamente in una presa elettrica e router LTE vero e proprio separato e collegato in modo sicuro alla base tramite un magnete molto potente. Il router sta normalmente sulla base, ma può essere facilmente rimosso e portato in giro, una presa micro-USB ne permette la ricarica in mobilità. Un prodotto di Huawei, ormai una delle migliori aziende di elettronica a livello mondiale, su specifiche di Tre Italia.
Siamo ancora lontani dalla fine dell’anno ed è difficile assegnare già da oggi la palma di post più cretino del 2016. Ma Passare da Apple a Google di Elliot Jay Stocks finirà di sicuro molto in alto nella mia lista personale.
Ma perché il signor Stocks, ex direttore creativo (qualunque cosa significhi) di Adobe, ha deciso di fare il grande salto?
Gli smartwatch sono forse gli oggetti tecnologici più in cerca di una collocazione ben definita. Pebble, l’azienda che ha inventato il concetto stesso di smartwatch, è in crisi profonda ed è stata acquisita pochi mesi fa da Fitbit, subendo una cura dimagrante che le ha fatto perdere il 60% della forza lavoro. Android Wear non è mai decollato, anzi probabilmente non è mai nemmeno partito, condannato da un hardware inguardabile e da un software deficitario.
Ieri sera la posta elettronica mi ha portato la bella notizia che la Freewrite è finalmente fra noi e che, per le prime 24 ore, può essere acquistata con uno sconto di ben 100 dollari.
Cos’è la Freewrite? Secondo i suoi ideatori è uno strumento di scrittura intelligente e senza distrazioni. In pratica una macchina da scrivere elettronica. Venduta solo oggi al modico prezzo di 449 dollari, tasse escluse (e volevo ben dire!)
Il mio primo (e finora unico) lettore di eBook è stato un Kindle 4, il modello senza retroilluminazione disponibile alcuni anni fa.
L’ho usato per alcuni mesi, poi l’ho dato via. Non mi piaceva dover usare i tasti fisici per cambiare pagina e soprattutto mi mancava la possibilità di leggere al buio. Ho provato anche un paio di lampade da lettura a clip, ma la precarietà e la scomodità dell’accrocchio mi faceva passare la voglia di leggere.