Stamattina ho provato ad attivare Siri AI (Beta) sul Macbook Air M1 che ho aggiornato a Golden Gate.
Per ora, e chissà per quanto altro tempo ancora, non ci sono speranze di poter usare Siri AI sull’iPhone o sull’iPad a causa dei contrasti fra Apple e le autorità di regolamentazione europee. Ma sul Mac non dovrebbero esserci problemi, ammesso che si usi l’inglese come lingua del Mac e di Siri.
Lo sviluppo di macOS ha sempre avuto un andamento a tic-toc, un po’ come i processori Intel: ci sono le versioni tic, più frizzanti, che introducono funzioni nuove e spettacolari, e le versioni toc, più tranquille, che correggono i bachi, integrano le nuove funzioni all’interno del sistema operativo e ottimizzano il comportamento generale del sistema rendendolo più veloce e reattivo.
Non la farò lunga, solo qualche veloce commento a caldo (o dovrei dire a tiepido visto che è già passato un giorno?) su ciò che mi ha colpito di più nel keynote introduttivo al WWDC26.
Controlli parentali. Sarà perché ho le figlie già grandi, ma sull’efficacia dei controlli parentali ho sempre avuto molte riserve. I ragazzi li superano facilmente, magari con l’aiuto del solito amico più sveglio, mentre i genitori ne ricavano un falso senso di sicurezza e, quel che è peggio, li usano per illudersi di non avere responsabilità su quello che fanno i figli online.