Software

WorldWideWeb, il primo browser web è online

La storia la sapete. Trent’anni fa Tim Berners-Lee, un fisico del CERN, sviluppò su un computer NeXT il primo server web httpd e il relativo browser, che chiamò WorldWideWeb,1 insieme al linguaggio HTML con cui creare i documenti ipertestuali visualizzabili dal browser. Tim Berners-Lee non aveva idea che il suo lavoro avrebbe rivoluzionato la nostra vita. In realtà voleva solo permettere di preparare dei documenti collegati uno all’altro da utilizzare all’interno del CERN, rendendo possibile passare da un documento all’altro cliccando sui link presenti nei documenti stessi.

E sono cinque!

Oggi il blog compie cinque anni. Purtroppo me ne sono ricordato solo all’ultimo momento e non ho avuto il tempo di fare una analisi dettagliata come mi ero ripromesso di fare. Pazienza, magari ci sarà occasione in una circostanza meno “tonda”. Una cosa che mi colpisce sempre è che, nonostante il blog sia in italiano, ben il 10% degli accessi provenga da fuori Italia. Chissà cosa riescono a capire i poveri visitatori che leggono gli articoli tramite Google Traduttore!

Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: da Yosemite a Lion

Dopo più di un anno dalla pubblicazione il contenuto dell’articolo è ancora in gran parte valido. Nel frattempo per Apple ha aggiornato alcuni dei link riportati qui sotto, che sono contenuti una versione più recente dell’articolo, Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: un anno dopo. L’aggiornamento dell’App Store introdotto in parallelo al rilascio di Mojave ha reso molto più difficile scaricare le versioni precedenti di macOS anche per chi le ha già acquistate, quasi sempre a costo zero, in passato (per semplicità nel seguito userò il termine “macOS” anche per indicare le versioni che in origine si chiamavano Mac OS X o OS X).1

Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: da High Sierra a El Capitan

Dopo più di un anno dalla pubblicazione il contenuto dell’articolo è ancora in gran parte valido. Nel frattempo per Apple ha aggiornato alcuni dei link riportati qui sotto, che sono contenuti una versione più recente dell’articolo, Come scaricare le versioni meno recenti di macOS: un anno dopo. In questi giorni sto trafficando parecchio con il mio MacBook Pro, modello Early 2011. Per ora ho installato El Capitan, che è la versione recente di macOS che preferisco ma sulla quale purtroppo non girano alcune applicazioni che mi interessano.

Da melabit a melabit: la scelta del dominio

Se la scelta del servizio di hosting più adatto alle nostre esigenze è difficile, ancora più complicata è la scelta del nome di dominio (o solo dominio), cioè del nome univoco assegnato ad un sito web, che lo caratterizza e lo rende facile da ricordare, come ad esempio www.google.com, www.debian.org oppure www.nomesito.it.

Da melabit a melabit: la scelta dell'hosting

Dopo l’introduzione generale di un mese fa (è già passato un mese!), eccoci subito a quello che forse è il passo più difficile della transizione, la scelta del servizio di hosting. Nella maggior parte dei casi, per avere una presenza su internet dobbiamo appoggiarci ad una azienda (provider) che ci mette a disposizione il server che ospita il sito (il servizio di hosting propriamente detto) e tutta l’infrastruttura hardware e software che rende il sito raggiungibile attraverso internet.

È proprio una sporca faccenda, WordPress.com!

È successo anche a me, e proprio come l’avevano descritto Roberto e katsiematsi. Giorni fa mi è arrivata una email che segnalava la pubblicazione di un nuovo post su Socket 3, uno dei blog che seguo di più in questo momento, che come Melabit si appoggia al servizio gratuito di WordPress.com.

Da melabit a melabit: introduzione

Come promesso, con questo post inizia la descrizione quasi in tempo reale del passaggio del blog da WordPress.com ad un servizio di hosting più flessibile.1 Come ho già scritto tempo fa, WordPress.com offre un servizio impeccabile, comodissimo per chi vuole iniziare ad avere una presenza sul web. Il servizio è affidabile e ragionevolmente veloce, gli aggiornamenti sono automatici, praticamente non bisogna occuparsi di nulla tranne che di scrivere. È veramente difficile chiedere di più ad un servizio gratuito come questo.

È una sporca faccenda, WordPress.com: profilazione

Mentre cercavo di far comparire le inserzioni pubblicitarie alla fine dei miei post, mi sono reso conto di quanti servizi di profilazione (tracker) esterni a WordPress.com mettano il naso nelle pagine del blog. Ci sono naturalmente gli onnipresenti social, collegati tramite i pulsanti di condivisione, e c’è Google Analytics, che lo stesso WordPress.com utilizza per misurare i parametri di accesso al sito.

È una sporca faccenda, WordPress.com

Mentre leggevano uno degli ultimi articoli pubblicati, Roberto e katsiematsi (😃) si sono ritrovati abbonati senza volerlo ad uno di quegli stramaledetti servizi a pagamento di loghi, suonerie o giochini insulsi, veri e propri furti consentiti da una legislazione perlomeno distratta. Con l’iPhone è un attimo, arrivati in fondo all’articolo basta toccare senza volere l’annuncio cattivo per ritrovarsi alleggeriti di parecchi euro (e con il fastidio di doversi anche dare da fare per annullare l’abbonamento).