– Fonte: Ousa Chea su Unsplash.
Se mi chiedessero se voglio sentire prima una notizia buona o una cattiva, non avrei dubbi e sceglierei la notizia cattiva, per potermi consolare poi con quella buona.
È quello che ho fatto con questi due articoli dedicati alla scienza del coronavirus, iniziando con un articolo dedicato alla cattiva scienza, mentre quello che state leggendo è dedicato alla scienza di buona qualità, quella che probabilmente ci farà fare dei passi avanti nella comprensione e nella lotta al virus.1
– Fonte: Louis Reed su Unsplash.
Una delle conseguenze della pandemia che stiamo vivendo è l’esplosione degli studi scientifici dedicati a scoprire le origini del virus, come si trasmette, quello che si può fare per controllarne e, si spera, limitarne la diffusione, oltre che naturalmente a trovare una cura per quelli che ne sono stati colpiti.
Non ho visto la puntata di Presa Diretta di Riccardo Iacona dedicata alla ricerca scientifica.
Avrei dovuto farlo, lo so. La puntata era dedicata a quello che ho scelto di fare con enorme entusiasmo quasi trent’anni fa, preferendolo ad alternative (allora c’erano, altro che se c’erano) ben più remunerative, ma anche molto più banali e noiose.
Stavo leggendo più o meno distrattamente uno dei tanti comunicati che arrivano giornalmente nella mia casella di posta elettronica. Si trattava della ennesima proposta di riorganizzazione del governo in carica, il solito gioco delle tre carte che sposta le poltrone qui e là, riduce i finanziamenti, precarizza sempre di più il personale e lascia il resto come prima.