– Foto di Edgar Chaparro su Unsplash.
Dopo aver mostrato nella prima parte dell’articolo perché è conveniente utilizzare un disco SSD relativamente piccolo dove installare il sistema operativo e le applicazioni, accoppiato ad un hard-disk meccanico (HDD) molto più capiente riservato ai documenti,1 in questa seconda parte presenterò alcuni scenari pratici di applicazione di questa tecnica.
– Foto di Laura Ockel su Unsplash.
Ci hanno messo qualche anno di troppo, ma ormai i dischi SSD sono diventati le normali unità di avvio dei computer moderni, complice il calo di prezzi degli ultimi anni. Solo Apple si ostina ad offrire dei lenti dischi meccanici da appena 5400 giri al minuto sui suoi iMac più economici, ma probabilmente smetterà (finalmente!) di farlo alla prossima iterazione del modello, che dovrebbe arrivare molto presto (infatti l’iMac è stato aggiornato proprio ieri).
Non c’è niente di meglio che una bella sessione di installazione di Windows per farti immediatamente riconciliare con OS X, i suoi bug occasionali e le sue idiosincrasie.
Qualche giorno fa mia figlia ha annunciato a colazione che il giorno dopo avrebbe dovuto portare all’università (primo anno) un PC portatile per iniziare un corso introduttivo all’uso del computer.
Alla presentazione del primo iMac nel 1998 la Apple venne criticata severamente per aver deciso di utilizzare solo porte USB per connettere il computer alle periferiche esterne, eliminando in un solo colpo tutte le altre porte di connessione obsolete (oltre che il floppy disk).
Il mondo del PC [1] fece notare che loro, come al solito, avrebbero continuato a supportare le porte di connessione standard, per permettere all’utente di usare tutte le periferiche in suo possesso. Glissando sul fatto che fosse poi compito del produttore dell’hardware fornire il supporto e i driver affinché la periferica continuasse ad essere effettivamente usabile con il PC.