Le reti neurali sono dappertutto. Le usiamo ogni volta che Gmail ci suggerisce le parole da scrivere in una email. O quando interagiamo con Siri o Alexa. Oppure quando facciamo tradurre un testo da Google Traduttore – qualche anno fa era una l’occasione per farsi quattro risate, ora il risultato è più che buono.1
Sui miei Mac installo parecchi browser ma poi uso quasi sempre solo Firefox. Un po’ perché sono fedele, sono passato senza soluzione di continuità da Netscape a Mozilla a Firefox e non ho motivi seri per cambiare. E poi perché Firefox è multipiattaforma e può sincronizzare tutte le impostazioni e i dati personali (segnalibri, storia di navigazione, add-on, schede aperte, volendo anche le password) via cloud, una funzione utilissima quando si usano più Mac o si ha a che fare con computer e sistemi operativi diversi.
Internet è un posto pericoloso, c’è sempre qualcuno che cerca di spillarci soldi con invenzioni assurde o inutili, come la spremitrice che non spreme di ieri.
Oggi è la volta dell’elettro-giubbotto di jeans, prodotto non da una startup da due soldi ma da due grossi calibri come Levi’s e Google. Il giubbotto in questione è intessuto con un filo conduttivo, che permette di controllare uno smartphone semplicemente toccando o strisciando sulla manica. Ideale per le passeggiate in bici, molto meno in una metropolitana affollata.
Condividere i documenti sui vari servizi cloud, lo sappiamo tutti, è comodissimo. Possiamo mantenere un backup remoto dei nostri file, mettendoci al sicuro dai crash improvvisi del computer.1 Possiamo lavorare su computer diversi, ritrovando il documento esattamente nello stato in cui lo avevamo lasciato. Possiamo perfino lavorare con altre persone sullo stesso documento senza bisogno di essere fisicamente vicini.
Google ha annunciato un telefono (l’ha già fatto diverse volte, ma poiché sembra che gli opinionisti abbiano ricevuto una botta collettiva sulla testa, nessuno sembra ricordarsene), un hub WiFi (Apple ne fa già uno), un visore VR (praticamente un telecomando e un paio di occhiali per metterci il Pixel) e un assistente intelligente per la casa simile all’Echo (di Amazon).
Siamo ancora lontani dalla fine dell’anno ed è difficile assegnare già da oggi la palma di post più cretino del 2016. Ma Passare da Apple a Google di Elliot Jay Stocks finirà di sicuro molto in alto nella mia lista personale.
Ma perché il signor Stocks, ex direttore creativo (qualunque cosa significhi) di Adobe, ha deciso di fare il grande salto?
Excel è l’unico programma Microsoft che uso con continuità senza lamentarmi, anzi perfino con una certa soddisfazione. Essendo un utilizzatore critico (ma non ostile) dei prodotti Microsoft – oltre che un utente di lunga data dei sistemi operativi concorrenti OS X e Linux – direi che questo sia un grosso complimento per il programma.
Nel post precedente ho descritto la mia esperienza con il Kobo Glo HD e come questo lettore di eBook si sia rivelato tanto insoddisfacente da spingermi a restituire il prodotto (che nel frattempo mi è stato rimborsato).
Questo episodio mi fornisce lo spunto per domandarmi (e domandarvi) se è ragionevole pensare, oggi, di sostituire la lettura su carta con quella sullo schermo di un tablet, di un computer o, magari, di un lettore dedicato.
Da alcuni mesi Packt Publishing è tornata ad offrire un ebook gratis al giorno. Tutti gli ebook sono disponibili per la lettura online ma possono essere anche scaricati sul proprio computer (non sa si mai!) nei formati più popolari, epub, mobi e pdf.
Ho già segnalato l’iniziativa qualche mese fa, ma da allora ho evitato volutamente di proporre i (tanti) titoli che mi sembravano interessanti, perché non volevo far diventare il blog una specie di vetrina pubblicitaria della casa editrice.
Una settimana fa Google Maps ha compiuto dieci anni.
In questi pochi anni la tecnologia delle mappe online è diventata così pervasiva da sembrare ormai una cosa scontata, quasi fosse disponibile da sempre.
Re/code ha pubblicato un bell’articolo sulla storia di Google Maps dalle origini ad oggi che aiuta a capire quanto la rete abbia cambiato, e stia continuando a cambiare giorno per giorno, le nostre vite. Oltre che ad intuire il genio che c’è dietro queste tecnologie.