Oggi il blog festeggia il secondo compleanno. Sono riuscito a ricordarmene, anche se purtroppo negli ultimi mesi ho avuto veramente poco tempo da dedicarvi.
Mi fa molto piacere che quest’anno il numero degli accessi sia raddoppiato rispetto al 2014 e che si mantenga abbastanza costante nel corso delle settimane e dei mesi. Significa che gli articoli durano nel tempo e vengono letti anche dopo parecchi mesi dalla pubblicazione.
Michaelangelo è uno dei gruppi più ingiustamente misconosciuti della storia della musica rock. Hanno prodotto un solo disco e poi sono scomparsi, schiacciati dallo show business e da ripicche assurde fra produttori e agenti.
Sgombriamo il campo dagli equivoci: Aria di Alan Sorrenti non ha niente a che fare con Dicitencello vuje e con la paccottiglia pop successiva, dischi che gli hanno dato una popolarità effimera ma, subito dopo, la perdizione e l’oblio.
Era una notte d’estate, ero solo in macchina e sentii per la prima volta Hard Sun, cantata da Eddie Vedder, un perfetto sconosciuto per me. La notte, il buio, il caldo, tutto contribuiva a renderla affascinante. Un momento magico.
La pausa estiva è stata molto più lunga del previsto ma oggi Playlist per Bora Bora torna con un brano che considero veramente speciale.
E Fu La Notte è un brano quasi dimenticato di Fabrizio De Andrè, pubblicato sul lato B del suo primo 45 giri del 1961. Una voce stupenda e una deliziosa atmosfera anni ‘60.
Come promesso nei commenti al post della settimana scorsa, ecco una pagina vuota in cui chiunque potrà inserire commenti e link a brani musicali di qualunque genere, da ascoltare durante le vacanze di Playlist per Bora Bora.
Astenersi solo, per favore!, da giggidalessio e cloni.
Per rendere il tutto più visibile, cercherò di trascinare la pagina da una domenica all’altra, mantenendo tutti i commenti delle settimane precedenti (sempre ammesso che Wordpress mi consenta di farlo).
Non ho mai apprezzato particolarmente Neil Young da solo. Troppo intimista per i miei gusti, troppa voce e chitarra, con la musica ridotta quasi soltanto a un semplice accompagnamento in sottofondo. Tutta un’altra cosa nei Buffalo Springfield o in Crosby, Stills, Nash & Young, dove il suo stile un po’ lamentoso si fondeva mirabilmente con quello dei compagni, producendo un mix indimenticabile di voci e suoni.
Ricordo ancora perfettamente la prima volta che ho sentito i Cowboy Junkies: una sola canzone sentita per caso in un pomeriggio d’estate è bastata per far nascere una vera e propria passione per questo gruppo canadese dal nome un po’ assurdo.
Sono stato combattuto a lungo sulla scelta della canzone per questo post. Poi alla fine ho deciso di continuare con l’argomento cover e di parlare per una volta (ma non abituatevi!) di musica italiana.