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    <title>Macintosh Ii on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Macintosh Ii on Melabit</description>
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      <title>50 anni con Apple</title>
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      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30-with-caption.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-5-nov-1979-p30.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;La prima immagine di un Apple II pubblicata su Bit, che a cavallo fra la fine degli anni &amp;lsquo;70 e i primi anni &amp;lsquo;80 è stata la più importante rivista italiana dedicata ai personal computer (Bit n. 5, Novembre-Dicembre 1979).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cinquant&amp;rsquo;anni fa ero un liceale brufoloso e non avrei saputo dell&amp;rsquo;esistenza di Apple fino ai primissimi anni &amp;lsquo;80, quando Bit iniziò ad ospitare le prime pagine pubblicitarie dedicate all&amp;rsquo;Apple II.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/Bit-6-feb1980-backcover-small.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Prima pagina pubblicitaria dedicata ad &amp;ldquo;Apple Computer&amp;rdquo; (Bit n. 6, Febbraio 1980, ultima di copertina).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma in quegli anni la parte del leone la faceva la sua principale concorrente, &lt;a href=&#34;https://www.marcomar.it/rcretrocomputer-rc0-mc_story/&#34;&gt;MCmicrocomputer&lt;/a&gt;, che fin dal primo numero del settembre 1981 dedicò ampio spazio all&amp;rsquo;azienda californiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nel 1981 un Apple II da 48K con monitor da 11&amp;quot; e un disco floppy costava 5 milioni di lire, più di una &lt;a href=&#34;https://www.facebook.com/watch/?v=1544780529899322&#34;&gt;FIAT Panda&lt;/a&gt; tanto per capirsi. Una cifra fuori dalla portata di uno studente universitario come ero io, che al massimo potevo permettermi un Commodore 64 comprato grazie ad una vincita al Totocalcio.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/MCmicrocomputer-1-sep1981-p84.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Listino completo dei prodotti Apple a settembre 1981 (tratto da MC Microcomputer no. 1, Settembre 1981, pagina 84).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Però a Fisica di Apple II ce n&amp;rsquo;erano parecchi, perché li si poteva  usare per costruire i primi &lt;a href=&#34;https://sci-hub.st/10.1119/1.2341547&#34;&gt;strumenti di misurazione automatica&lt;/a&gt; o per digitalizzare le immagini.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; Bastava fare un giretto nei vari laboratori per trovarne qualcuno, e se si era fortunati si riusciva anche ad usarli quando erano liberi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Arrivò presto anche uno dei primi &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/10/30/schede-perforate-mac-128k/&#34;&gt;Macintosh 128K&lt;/a&gt;, che riuscii ad usare solo fugacemente perché venne rubato dopo un paio di giorni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poco dopo, al mio primo congresso, mi accorsi che uno degli oratori, Ken Gray, aveva usato il Macintosh per scrivere sia l&amp;rsquo;articolo che le &lt;em&gt;slide&lt;/em&gt;. Fra un centinaio di partecipanti, tutti con i testi scritti con la macchina da scrivere e le immagini incollate, il suo lavoro spiccava e si distingueva a colpo d&amp;rsquo;occhio. Il Mac fece nascere una simpatia immediata fra noi due, tanto che mi chiese di trasferirmi a Chicago a lavorare con lui. Ma avevo già accettato di andare al &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2018/08/16/tutto-anzi-niente/&#34;&gt;Physikalisch-Technische Bundesanstalt&lt;/a&gt; (PTB) in Germania, e preferii mantenere la parola data.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;E proprio al PTB arrivò la svolta, anche in campo Apple. Nel mio laboratorio di misure, assieme a strumentazione sofisticata e a uno o due Mac più vecchi, campeggiava un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Macintosh_II&#34;&gt;Macintosh II&lt;/a&gt;, il primo Mac espandibile (finalmente!), una &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Workstation&#34;&gt;workstation&lt;/a&gt; vera e propria che poteva competere con le macchine &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Sun_Microsystems&#34;&gt;Sun&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Equipment_Corporation&#34;&gt;DEC&lt;/a&gt;. E questo di espansioni ne aveva, eccome! Non mi ricordo se era collegato ad un sistema di acquisizione e elaborazione di immagini da microscopio che era avanzatissimo per l&amp;rsquo;epoca (una volta tornato in Italia ho impiegato anni per riuscire a realizzarne una pallida copia).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma ricordo benissimo che c&amp;rsquo;era installata una scheda di conversione analogico-digitale che poteva essere usata per digitalizzare le misure sui nostri campioni, che era arrivata insieme alla prima versione del &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/LabVIEW&#34;&gt;LabVIEW&lt;/a&gt;, il primo linguaggio di programmazione visuale, che proprio per quello girava solo ed esclusivamente sul Macintosh. Per motivi vari la scheda l&amp;rsquo;abbiamo usata poco, ma il LabVIEW diventò subito il divertimento preferito mio e di un amico danese. La sera, quando non c&amp;rsquo;era nessuno, passavamo ore ad usare il LabVIEW per le cose più assurde, più erano lontane dagli scopi originali del linguaggio meglio era.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;I Macintosh del laboratorio erano configurati per usare il tedesco, e il &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/System_6&#34;&gt;System 6&lt;/a&gt; di allora non permetteva certo di supportare utenti e linguaggi diversi. Ma nonostante il mio tedesco fosse zoppicante (molto zoppicante, in verità) io riuscivo ad usare senza troppi problemi il Mac perché mi ricordavo la posizione delle voci di menu che trovavo sui manuali o sulle riviste. Rispetto al sistema Unix proprietario e localizzato in tedesco che ero costretto ogni tanto ad usare, era davvero un altro mondo!&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Tornato a casa, iniziò il mio &lt;em&gt;inverno Apple&lt;/em&gt;, che durò fino agli albori del nuovo millennio. I computer Apple erano diventati incompatibili con &lt;em&gt;tutto&lt;/em&gt;: le tastiere e i mouse per PC non funzionavano su Mac e viceversa, idem per la RAM o le schede video e idem soprattutto per le cose più sofisticate, come le schede di acquisizione dati e immagini o le schede per il controllo degli strumenti che usavo ogni giorno. Anche trasferire un file via floppy da un PC a un Mac metteva a dura prova la pazienza (e la testardaggine) di un santo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi, finalmente, arrivò Mac OS X.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Nei primi anni &amp;lsquo;90 avevo scoperto Unix, più che altro perché era l&amp;rsquo;unico modo per riuscire a fare &lt;a href=&#34;https://pubs.aip.org/aip/jap/article-abstract/79/10/7860/491907/Step-width-enhancement-in-a-pulse-driven-Josephson&#34;&gt;certi calcoli&lt;/a&gt; piuttosto &lt;a href=&#34;https://rescience.github.io/bibliography/Maggi_2020.html&#34;&gt;complicati&lt;/a&gt;.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; E quindi quando arrivò Linux, saltai immediatamente sul carro e iniziai ad usarlo ovunque.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tecnicamente Linux era uno sballo, ma l&amp;rsquo;aspetto grafico era, diciamo così, &lt;em&gt;zoppicante&lt;/em&gt;. Per cui, quando vidi in una vetrina un &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/IBook&#34;&gt;iBook G3 &amp;ldquo;Snow&amp;rdquo;&lt;/a&gt; con &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/Mac_OS_X_Jaguar&#34;&gt;Jaguar&lt;/a&gt; e lessi su Macworld che il nuovo sistema operativo era basato su BSD Unix, decisi che doveva essere mio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Lo stesso successe con l&amp;rsquo;iMac G4: lo vidi, me ne innamorai e lo comprai subito. E per settimane i colleghi venivano in ufficio, ammiravano il monitor e si mettevano a cercare il computer&amp;hellip; 😂.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Da allora, e sono quasi venticinque anni, ho sempre usato prodotti Apple: Mac, iPod, iPad, iPhone, Apple Watch, dimentico di sicuro qualcosa. Del resto funzionano (quasi) sempre, perfino i familiari più coriacei nei confronti della tecnologia riescono ad usarli  senza troppi problemi, sono eleganti, costano un po&amp;rsquo; di più dei concorrenti ma durano anche molto di più. Non avrebbe senso cambiare, almeno per ora.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Certo, Apple ci mette del suo con certe decisioni discutibili: macOS Tahoe e Liquid Glass, la prossima dismissione di Rosetta, il &lt;em&gt;fork&lt;/em&gt; a pagamento di Pages, Numbers e Keynote (senza dimenticare Freeform), le crescenti limitazioni sull&amp;rsquo;uso di Applicazioni di terze parti, la debacle di Siri, la ristrutturazione delle Impostazioni di Sistema che ha rese ostiche anche a chi, come me, le usa quasi ogni giorno.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma finché Apple non deciderà di impedire l&amp;rsquo;installazione di applicazioni di terze parti anche su macOS, come succede (non sempre) giustamente su iOS e iPadOS, sarà difficile abbandonare la casa madre. Perché, proprio come in un matrimonio con i suoi alti e bassi, cinquant&amp;rsquo;anni di vita passati quasi sempre a braccetto non sono facili da dimenticare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora tanti, tanti, tanti auguri ad Apple per i prossimi cinquant&amp;rsquo;anni!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2026-04-01-50-anni-con-apple/ray-hennessy-gdTxVSAE5sk-unsplash.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://unsplash.com/@rayhennessy&#34;&gt;Ray Hennessy&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;https://unsplash.com&#34;&gt;Unsplash&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se confrontate il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base riportato in questa immagine con quello della pubblicità su Bit, noterete che in meno di due anni il prezzo dell&amp;rsquo;Apple II base era aumentato di ben un milione di lire (più o meno 1.000-1.500 euro odierni) a causa dell&amp;rsquo;inflazione galoppante di quegli anni.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Era proprio l&amp;rsquo;epoca del passaggio dai &lt;em&gt;digitalizzatori umani&lt;/em&gt;, che passavano la vita chini su enormi immagini che &lt;a href=&#34;https://cds.cern.ch/record/1772154&#34;&gt;digitalizzavano&lt;/a&gt; a &lt;a href=&#34;https://cern70.cern/tracing-particles/&#34;&gt;mano&lt;/a&gt;, ai sistemi di digitalizzazione semiautomatici, che nei casi più semplici erano quasi sempre degli Apple II.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutti i normali comandi di &lt;code&gt;shell&lt;/code&gt; erano localizzati in tedesco, per cui il normale &lt;code&gt;whoami&lt;/code&gt;che serve per sapere il nome dell&amp;rsquo;utente che ha effettuato il login diventava &lt;code&gt;wobinich&lt;/code&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I PC erano tropo lenti. E come se non bastasse e nonostante i cartelli &lt;em&gt;terroristici&lt;/em&gt; che lasciavo in giro, alcuni colleghi si ostinavano a spegnere il PC su cui eseguivo le simulazioni durante la notte. Non volevano &amp;ldquo;sprecare corrente&amp;rdquo;, dicevano 😱.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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