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    <title>Homebrew Computer Club on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Homebrew Computer Club on Melabit</description>
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      <title>La perdita dell&#39;innocenza</title>
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      <pubDate>Thu, 30 Jan 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Microsoft è stata &lt;em&gt;cattiva&lt;/em&gt; sin dall&amp;rsquo;inizio. Quando il software veniva distribuito liberamente fra i (pochi) appassionati dell&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Homebrew_Computer_Club&#34;&gt;Homebrew Computer Club&lt;/a&gt; (HCC), il primo gruppo di appassionati di computer nato non a caso nella Silicon Valley, Bill Gates &lt;a href=&#34;http://www.storiainformatica.it/approfondimenti?start=8&#34;&gt;rivendicò ad alta voce&lt;/a&gt; il diritto di essere ricompensato economicamente per i prodotti software sviluppati dalla sua azienda, la neonata Micro-Soft (ancora con il trattino in mezzo al nome).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;img src=&#34;https://digitalcollections.lib.washington.edu/digital/api/singleitem/image/imlsmohai/15438/default.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&#xA;&amp;ndash; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&#34;https://digitalcollections.lib.washington.edu/digital/collection/imlsmohai/id/15438/&#34;&gt;MOHAI, Museum Of History And Industry&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La sua lettera, pubblicata sul numero del 3 febbraio 1976 della newsletter dell&amp;rsquo;HCC segna la fine dell&amp;rsquo;epoca pionieristica e l&amp;rsquo;inizio dell&amp;rsquo;industria dei personal computer. Ma per Bill Gates e la sua Microsoft quello fu solo il primo passo. Poi venne il &lt;a href=&#34;https://www.storiainformatica.it/dos&#34;&gt;DOS rubato (o quasi)&lt;/a&gt; al povero Tim Paterson, Windows messo a forza in qualunque PC venduto sulla faccia della Terra, la &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_browser&#34;&gt;distruzione della concorrenza con qualunque mezzo&lt;/a&gt;, lecito ed illecito, pratiche commerciali rapaci. Tutto si può dire di Microsoft, tranne che sia mai stata una azienda simpatica.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;hr style = &#34;border: none; &#xA;            border-top: 3px double #333; &#xA;            color: #333; &#xA;            overflow: visible; &#xA;            height: 5px; &#xA;            width: 50%; &#xA;            margin-left: auto; &#xA;            margin-right: auto;&#34;&#xA;&gt;&#xA;&#xA;&lt;p&gt;Google era esattamente il contrario, era l&amp;rsquo;azienda &lt;em&gt;buona&lt;/em&gt; per antonomasia. Quella che già nel motto, &lt;em&gt;Don&amp;rsquo;t Be Evil&lt;/em&gt;, prometteva di non essere malvagia.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;http://blogoscoped.com/files/google-at-stanford-wayback.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#34;https://elgoog.im/google1998/&#34;&gt;motore di ricerca&lt;/a&gt; nato nel 1998 in un &lt;a href=&#34;http://infolab.stanford.edu/pub/voy/museum/google.htm&#34;&gt;dormitorio di Stanford&lt;/a&gt; veniva percepito come l&amp;rsquo;azienda ideale dove lavorare, una azienda aperta, liberale, proiettata nel futuro. Una azienda capitanata da due &lt;em&gt;geek&lt;/em&gt; più interessati alla carriera accademica che al mondo degli affari, nella quale i dipendenti venivano praticamente cullati e potevano usufruire di una libertà e di un livello di servizi impensabile altrove.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Oggi Google ha perso la sua innocenza, è un mostro tentacolare che attenta ogni giorno di più alla nostra privacy, che non si fa scrupoli di scendere a patti con le dittature, dove i dipendenti sono sempre meno tutelati e, se osano protestare, vengono &lt;em&gt;mobbizzati&lt;/em&gt; o fatti fuori senza scrupoli. Proprio &lt;a href=&#34;https://www.elle.com/culture/tech/a30259355/google-walkout-organizer-claire-stapleton/&#34;&gt;come è successo a Claire Stapleton&lt;/a&gt;, il &amp;ldquo;bardo di Google&amp;rdquo;, la manager che aveva contribuito a creare l&amp;rsquo;immagine dell&amp;rsquo;azienda.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il motto originario è passato di moda, ora contano solo i soldi.&lt;/p&gt;&#xA;</description>
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