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    <title>Freebsd on Melabit</title>
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    <description>Recent content in Freebsd on Melabit</description>
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      <title>Da melabit a melabit: Jekyll, installazione e configurazione di base</title>
      <link>https://melabit.com/it/2025/02/11/da-melabit-a-melabit-jekyll-installazione-e-configurazione-di-base/</link>
      <pubDate>Tue, 11 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Questo articolo non vuole essere una guida dettagliata alla installazione e configurazione di &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/&#34;&gt;Jekyll&lt;/a&gt;; per quello ci sono le ottime guide riportate più sotto.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo è invece una raccolta commentata delle note che ho preso mentre sviluppavo &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/&#34;&gt;melabit.com/posts/it&lt;/a&gt;, e sono il risultato di giorni e giorni di prove ed errori, di cambi di direzione, di letture alla ricerca del comando &lt;em&gt;giusto&lt;/em&gt;. A me le note servivano per ricordare quello che avevo fatto e come avevo risolto i problemi che si presentavano di volta in volta. A voi potrebbero essere utili per fare tutto più in fretta e senza intoppi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;installazione-di-jekyll&#34;&gt;Installazione di Jekyll&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fare delle prove con Jekyll non c&amp;rsquo;è niente di meglio che usare una macchina virtuale, magari con una versione server di Linux che carica poco il sistema principale. Una buona alternativa è un server cloud virtuale, anche economico, come &lt;a href=&#34;https://upcloud.com/products/cloud-servers&#34;&gt;UpCloud&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://cloud.google.com/products/compute&#34;&gt;Google Compute Engine&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://aws.amazon.com/ec2/?nc2=h_ql_prod_fs_ec2&#34;&gt;Amazon EC2&lt;/a&gt; o similari. Per lavorare sul serio, invece, è molto più comodo e veloce usare una macchina &lt;em&gt;reale&lt;/em&gt;, tanto più che seguendo queste istruzioni il rischio di fare danni è nullo o quasi. Io per fortuna avevo a disposizione un vecchio Mac, che mi ha permesso di provare e riprovare sapendo che, in caso di problemi, avrei potuto resettarlo facilmente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La guida migliore per l&amp;rsquo;installazione di Jekyll è senza dubbio &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/installation/&#34;&gt;quella ufficiale&lt;/a&gt;, con istruzioni specifiche per i sistemi operativi più diffusi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/installation/macos/&#34;&gt;guida per macOS&lt;/a&gt; è fatta bene, ma l&amp;rsquo;installazione richiede &lt;a href=&#34;https://brew.sh/&#34;&gt;Homebrew&lt;/a&gt; e un buon numero di passaggi da eseguire con attenzione. Su Linux l&amp;rsquo;installazione è molto più facile, mentre su Windows la cosa migliora da fare è installare il &lt;a href=&#34;https://learn.microsoft.com/en-us/windows/wsl/about&#34;&gt;Windows Subsystem for Linux (WSL)&lt;/a&gt; e poi lavorare &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/installation/windows/&#34;&gt;di fatto in un ambiente Linux&lt;/a&gt;.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un dettaglio importante che manca nelle istruzioni per macOS &amp;ndash; ma che invece è presente in quelle per &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/installation/freebsd/&#34;&gt;Ubuntu&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/installation/freebsd/&#34;&gt;FreeBSD&lt;/a&gt; e gli &lt;a href=&#34;https://jekyllrb.com/docs/installation/other-linux/&#34;&gt;altri Linux&lt;/a&gt; &amp;ndash; è che, prima di eseguire il comando finale &lt;code&gt;gem install jekyll&lt;/code&gt; (ma volendo anche prima di iniziare ad installare Jekyll), è bene aggiungere queste righe al file &lt;code&gt;~/.bashrc&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;~/.zshrc&lt;/code&gt; (a seconda della &lt;em&gt;shell&lt;/em&gt; usata),&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;#--- Install Ruby gems in the user account, e.g. in ~/.gems ---&#xA;export GEM_HOME=&amp;#34;$HOME/.gems&amp;#34;&#xA;export PATH=&amp;#34;$HOME/.gems/bin:$PATH&amp;#34;&#xA;#--- end ---&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;ed eseguire &lt;code&gt;source ~/.bashrc&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;source ~/.zshrc&lt;/code&gt; per attivare le nuove variabili di ambiente (io sono rozzo e mi limito a chiudere il Terminale e a riaprirlo subito dopo).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A cosa servono quelle righe? Ad istruire il gestore dei pacchetti di &lt;a href=&#34;https://www.ruby-lang.org/en/&#34;&gt;Ruby&lt;/a&gt;, &lt;code&gt;RubyGems&lt;/code&gt;, ad installare tutte le sue &lt;code&gt;gemme&lt;/code&gt;,&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; fra cui c&amp;rsquo;è anche Jekyll, nell&amp;rsquo;account dell&amp;rsquo;utente invece che a livello di sistema. Una cosa buona e giusta per separare l&amp;rsquo;installazione nativa di &lt;code&gt;Ruby&lt;/code&gt; all&amp;rsquo;interno del sistema operativo da tutto ciò che installiamo noi, permettendoci di correggere gli (inevitabili) errori senza correre il rischio di intaccare le funzioni di base del sistema operativo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto, è possibile eseguire l&amp;rsquo;installazione vera e propria di Jekyll,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ gem install jekyll&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;seguita subito dopo da un&amp;rsquo;altra gemma molto utile, &lt;a href=&#34;https://rubygems.org/gems/bundler&#34;&gt;Bundler&lt;/a&gt;,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ gem install bundler&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;che inspiegabilmente è stata completamente dimenticata nelle istruzioni per macOS .&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per istruire anche &lt;code&gt;bundler&lt;/code&gt; ad installare tutto nell&amp;rsquo;account dell&amp;rsquo;utente, bisogna eseguire&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ bundle config set --local path $GEM_HOME&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;Infine, se stiamo usando una macchina virtuale o un server cloud e il nostro sistema operativo principale è macOS, possiamo installare anche questa gemma,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ gem install rmate&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;che ci permetterà di usare &lt;a href=&#34;https://macromates.com/&#34;&gt;TextMate&lt;/a&gt;, che secondo me è nel complesso il miglior editor per macOS che ci sia in circolazione, per editare i file su cui si deve mettere le mani, invece di dover usare &lt;code&gt;nano&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;vim&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;emacs&lt;/code&gt; direttamente sulla macchina virtuale/cloud (che, avendo installata una versione server di Linux, non ha una interfaccia grafica).&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;il-primo-sito-in-jekyll&#34;&gt;Il primo sito in Jekyll&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Alla fine del processo di installazione di Jekyll, tutte le guide suggeriscono di creare un nuovo sito con&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ jekyll new my-new-blog&#xA;Running bundle install in [...]/my-new-blog... &#xA;  Bundler: Resolving dependencies...&#xA;  Bundler: Bundle complete! 7 Gemfile dependencies, 30 gems now installed.&#xA;  Bundler: Use `bundle info [gemname]` to see where a bundled gem is installed.&#xA;New jekyll site installed in [...]/my-new-blog. &#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;che crea una nuova cartella &lt;code&gt;my-new-blog&lt;/code&gt; nella cartella corrente (i puntini fra parentesi quadre indicano la parte di percorso che dipende dal sistema operativo). Spostandosi nella nuova cartella e attivando il web server integrato in Jekyll,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ cd  my-new-blog&#xA;$ bundle exec jekyll serve --host=0.0.0.0&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;potremo vedere il nostro nuovo sito all&amp;rsquo;URL &lt;code&gt;http://localhost:4000&lt;/code&gt; se stiamo usando una macchina reale. Se invece stiamo usando una macchina virtuale o un server cloud, dovremo puntare il browser all&amp;rsquo;URL pubblico fornitoci dalla macchina virtuale (o server cloud), utilizzando sempre la porta 4000.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2025-02-11-da-melabit-a-melabit-jekyll-installazione-e-configurazione-di-base/jekyll-new-site.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Niente da dire, questa procedura è utile per verificare che tutto funzioni, e poi &lt;a href=&#34;https://github.com/jekyll/minima&#34;&gt;Minima&lt;/a&gt;, il tema di default, è davvero molto pulito ed elegante. Se Minima vi basta, potete chiuderla qui, sarà sufficiente dare un titolo al sito e aggiungere i contenuti e potrete partire immediatamente con il vostro nuovo blog in Jekyll.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma questa procedura ci dà anche una idea molto pallida di cosa si possa fare  &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; con Jekyll. Perché, e questo è un limite non da poco, le funzioni di Jekyll sono  strettamente integrate con i suoi temi grafici.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;jekyll-e-i-temi-grafici&#34;&gt;Jekyll e i temi grafici&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Minima è un esempio di tema &lt;em&gt;gem-based&lt;/em&gt;, installato al di fuori della cartella del sito e che, proprio per il fatto di separare nettamente i contenuti del sito dal suo aspetto grafico, può essere in teoria facilmente sostituito con un altro tema a &lt;em&gt;gemma&lt;/em&gt;, come quello mostrato qui sotto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2025-02-11-da-melabit-a-melabit-jekyll-installazione-e-configurazione-di-base/jekyll-new-site-gem.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Ma i temi di questo tipo sono pochi, in genere sono piuttosto minimali e, per la loro stessa natura, è più laborioso modificarli o aggiungere nuove funzioni. E quel che è peggio, spesso sono fatti per versioni ormai obsolete di Jekyll e non funzionano nelle ultime versioni.&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La stragrande maggioranza dei &lt;a href=&#34;http://jekyllthemes.org/&#34;&gt;temi per Jekyll&lt;/a&gt; arriva invece in un formato che integra in un&amp;rsquo;unica cartella sia i contenuti che la grafica. Una cosa molto comoda quando si trova il tema &lt;em&gt;giusto&lt;/em&gt;, ma che rende molto più complicato cambiare tema a posteriori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Installare la maggioranza dei temi per Jekyll significa di fatto installare tutto il sito che lo contiene, dandosi poi da fare per sostituire i post e le immagini preconfezionate con i nostri post e con le nostre immagini. Di conseguenza, è preferibile &lt;em&gt;prima&lt;/em&gt; scegliere un tema che ci piaccia e che supporti almeno una parte di quello che ci aspettiamo dal sito, e solo &lt;em&gt;dopo&lt;/em&gt; iniziare ad estenderne le funzioni nel modo desiderato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma questo sarà l&amp;rsquo;argomento della prossima puntata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;e-se-jekyll-non-ci-piace-più&#34;&gt;E se Jekyll non ci piace più?&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Allora dobbiamo disinstallare tutto. Il &lt;a href=&#34;https://emaxime.com/2018/how-to-uninstall-all-ruby-gems&#34;&gt;modo moderno per farlo&lt;/a&gt; è usare questo comando,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ gem uninstall --all --ignore-dependencies --executables --verbose&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;oppure, per chi ama la compattezza,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;pre tabindex=&#34;0&#34;&gt;&lt;code&gt;$ gem uninstall -aIxV&#xA;&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;&lt;p&gt;dove lo switch &lt;code&gt;--all&lt;/code&gt; segnala di disinstallare tutte le gemme, mentre &lt;code&gt;--ignore-dependencies&lt;/code&gt; permette di evitare di bloccare il processo di disinstallazione quando si disinstalla una &lt;em&gt;gemma&lt;/em&gt; richiesta da un&amp;rsquo;altra &lt;em&gt;gemma&lt;/em&gt;. Il terzo switch &lt;code&gt;--executable&lt;/code&gt; serve per disinstallare gli eseguibili senza richiedere ogni volta una conferma. Infine &lt;code&gt;--verbose&lt;/code&gt; è utile per farci spiegare per filo e per segno quello che sta succedendo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se avete seguito il consiglio iniziale di installare tutto nell&amp;rsquo;account utente non vi serviranno i privilegi di amministratore. Altrimenti avrete fatto male e per punizione dovrete anteporre &lt;code&gt;sudo&lt;/code&gt; al comando di installazione.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta disinstallate tutte le gemme, si potrebbe anche disinstallare &lt;code&gt;ruby&lt;/code&gt; e i pacchetti accessori, usando Homebrew per macOS oppure il gestore dei specifico per la distribuzione Linux usata. Ma con i grandi dischi attuali, vale la pena darsi tanto da fare solo per risparmiare qualche decina di MB?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;alla-prossima&#34;&gt;Alla prossima&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;articolo è già troppo lungo ed è meglio chiuderlo qui. Il &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2025/03/01/da-melabit-a-melabit-sviluppare-un-sito-in-Jekyll/&#34;&gt;prossimo articolo&lt;/a&gt; servirà per entrare nel vivo dello sviluppo di un sito con Jekyll. A presto!&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;A causa dell&amp;rsquo;abbondanza di documentazione, con Jekyll il vero problema è riuscire a distinguere le guide davvero utili da quelle che fanno solo perdere tempo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Da ora in poi non menzionerò più Windows, perché tutte le istruzioni necessarie a chi usa quel sistema operativo saranno identiche a quelle per Linux.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una &lt;em&gt;gemma&lt;/em&gt; è un programma o una libreria scritta in &lt;code&gt;Ruby&lt;/code&gt; che contiene al suo interno tutto ciò che serve per eseguirla, o per sviluppare nuovi programmi che ne sfruttano le funzioni. Le gemme vengono installate tramite il gestore dei pacchetti standard, RubyGems, il cui comando &lt;code&gt;gem&lt;/code&gt; permette di eseguire tutti i processi di installazione, aggiornamento e disinstallazione delle varie gemme.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Naturalmente il problema non si pone per chi è già un maestro di &lt;code&gt;vim&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;emacs&lt;/code&gt;.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;E quando dico &amp;ldquo;spesso&amp;rdquo; non esagero.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Ventoy, il boot manager per i geek curiosi - Installazione e uso</title>
      <link>https://melabit.com/it/2022/11/14/ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/</link>
      <pubDate>Mon, 14 Nov 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;Come dicevo nella &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/11/08/ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-introduzione/&#34;&gt;prima parte&lt;/a&gt;, Ventoy è un programma open source che fa una cosa sola, ma la fa molto bene: avviare le immagini in formato &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; contenute nella chiavetta USB (o nel disco SSD esterno) su cui è installato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora, dopo avervi incuriosito (spero!), vediamo come si installa e si usa Ventoy.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutte le descrizioni che seguono si basano su una installazione di Ventoy in una macchina virtuale di Parallels Desktop (da 32 GB, per essere precisi). Ho usato questo sistema perché è più facile fare degli screenshot decenti, ma posso garantire che tutto quello che dirò può essere replicato al 100% su una chiavetta USB reale.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;installazione-di-ventoy&#34;&gt;Installazione di Ventoy&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per installare &lt;a href=&#34;https://www.ventoy.net/en/index.html&#34;&gt;Ventoy&lt;/a&gt;, la prima cosa da fare è copiare l&amp;rsquo;&lt;a href=&#34;https://github.com/ventoy/Ventoy/releases&#34;&gt;immagine &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt;&lt;/a&gt; della versione più recente sulla chiavetta USB. A questo scopo, consiglio di usare &lt;a href=&#34;https://www.balena.io/etcher/&#34;&gt;balenaEtcher&lt;/a&gt; che funziona molto bene e gira perfettamente sulla triade Linux/macOS/Windows. In alternativa si possono usare &lt;a href=&#34;https://unetbootin.github.io/&#34;&gt;UNetbootin&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;https://rufus.ie/en/&#34;&gt;Rufus&lt;/a&gt;, ma quest&amp;rsquo;ultimo gira solo su Windows.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Usare balenaEtcher è facilissimo, basta lanciare il programma e seguire la procedura guidata, selezionando nella prima schermata la chiavetta USB da utilizzare,&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; e nella seconda l&amp;rsquo;immagine &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; di Ventoy. L&amp;rsquo;unica cosa su cui stare davvero attenti è la scelta della chiavetta. Per fortuna  balenaEtcher non ci fa sovrascrivere il disco da cui abbiamo effettuato l&amp;rsquo;avvio del sistema operativo ma, se oltre alla chiavetta USB  abbiamo altri dischi esterni, è meglio prendersi qualche momento e controllare con cura di aver scelto il disco giusto.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta completata la copia dell&amp;rsquo;immagine &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; di Ventoy, bisogna riavviare il PC dalla chiavetta USB per installare e configurare il programma. I dettagli su come avviare il computer da una unità USB cambiano da PC a PC, ma in genere si usa un &lt;a href=&#34;https://www.tomshardware.com/reviews/bios-keys-to-access-your-firmware,5732.html&#34;&gt;tasto speciale&lt;/a&gt; (quasi sempre &lt;code&gt;F2&lt;/code&gt;, &lt;code&gt;F12&lt;/code&gt; oppure &lt;code&gt;DELETE&lt;/code&gt;) per accedere al BIOS o all&amp;rsquo;UEFI e selezionare la chiavetta USB come disco di avvio principale, oppure un&amp;rsquo;altro tasto (in genere &lt;code&gt;ESC&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;F10&lt;/code&gt;, ma ogni produttore di PC e di schede madri ha le sue idee) per far comparire un menu da cui scegliere il disco di avvio.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per pigrizia ho sempre usato Ventoy su dei normali PC e non ho mai provato ad usarlo su un Mac Intel, ma non c&amp;rsquo;è motivo perché non funzioni. In questo caso, bisogna solo ricordarsi di &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2019/08/19/i-dieci-e-piu-modi-diversi-per-avviare-un-mac/&#34;&gt;avviare il Mac premendo il tasto &lt;code&gt;ALT&lt;/code&gt;&lt;/a&gt; (⌥), scegliendo come disco di avvio la chiavetta USB su cui è installato Ventoy.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ventoy usa di default il cinese come lingua dell&amp;rsquo;interfaccia. È una cosa piuttosto strana visto che è un programma destinato chiaramente ad un pubblico internazionale, ma è così.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-chinese.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-chinese.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per fortuna è molto facile passare ad una lingua per noi più comprensibile, come l&amp;rsquo;italiano o l&amp;rsquo;inglese. Quando posso, io preferisco usare l&amp;rsquo;inglese, perché le traduzioni spesso stravolgono il significato di certi termini,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-choose-language-english.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-choose-language-english.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-english.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-english.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;ma per chi vuole è disponibile anche l&amp;rsquo;interfaccia nella nostra lingua.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-choose-language-italian.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-choose-language-italian.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-italian.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-italian.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Arrivati a questo punto, si tratta di cliccare su &lt;code&gt;Device&lt;/code&gt; e scegliere il dispositivo su cui installare Ventoy, che chiaramente deve essere la chiavetta USB. Se sbagliate la scelta del dispositivo correte il rischio di danneggiare qualche altro disco del vostro computer, per cui fate &lt;strong&gt;molta attenzione&lt;/strong&gt; alla dimensione del dispositivo in GB, che deve corrispondere a quella della vostra chiavetta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-device.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-device.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se per qualche motivo non trovate la chiavetta USB fra i dispositivi elencati, cliccate sulla voce di menu Opzioni e selezionate &amp;ldquo;Visualizza tutti i dispositivi&amp;rdquo;. Ora la chiavetta dovrebbe comparire senza problemi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-no-device.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-no-device.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-options.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-options.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-all-devices.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-all-devices.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-device.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-device.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bisogna ora premete il tasto &lt;code&gt;Install&lt;/code&gt; per installare Ventoy sulla chiavetta. Comparirà, e per ben due volte!, un messaggio che ci avvisa che la chiavetta sarà formattata, distruggendone tutto il contenuto. Ma il contenuto della chiavetta è stato già cancellato quando abbiamo copiato l&amp;rsquo;&lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; con balenaEtcher, per cui mi pare un avviso inutile.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-installation.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-installation.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-installation-double-check.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-first-boot-installation-double-check.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Bastano pochi secondi e la chiavetta USB è pronta per essere usata.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-installation-done.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-installation-done.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il processo di installazione crea due partizioni sulla chiavetta USB: una prima partizione, denominata &lt;code&gt;VentoyLiveCD&lt;/code&gt;, contenente il programma vero e proprio, che viene eseguito automaticamente avviando il PC dalla chiavetta (in realtà, come dice lo stesso nome, più che un programma si tratta di una mini distribuzione &lt;em&gt;live&lt;/em&gt; di Linux), e un&amp;rsquo;altra partizione, &lt;code&gt;Ventoy&lt;/code&gt;, che occupa il resto della chiavetta e che conterrà le immagini &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; dei sistemi operativi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-partitions.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-partitions.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;copia-delle-immagini-iso-sulla-chiavetta&#34;&gt;Copia delle immagini &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; sulla chiavetta&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;A questo punto bisogna spegnere il computer, togliere la chiavetta USB e riavviare il sistema operativo principale, perché prima di andare avanti con Ventoy bisogna copiare sulla chiavetta le immagini in formato &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; (ma anche &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/11/08/ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-introduzione/&#34;&gt;in altri formati&lt;/a&gt;) che vogliamo provare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La chiavetta continua ad apparire al sistema operativo come una comunissima unità USB, con l&amp;rsquo;unica differenza che ora, inserendola di nuovo in una porta del computer, compariranno due dischi esterni diversi, uno corrispondente alla partizione che contiene i file del programma e l&amp;rsquo;altro da usare per le immagini &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt;. Distinguerli è facilissimo, il disco che ci interessa si chiama solo &lt;code&gt;Ventoy&lt;/code&gt; ed è in questo momento completamente vuoto. L&amp;rsquo;altro disco, &lt;code&gt;VentoyLiveCD&lt;/code&gt;, invece, non va mai toccato, anzi è preferibile espellerlo ogni volta che si copiano delle nuove &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; sulla chiavetta (su macOS e Linux è sempre possibile espellere una sola partizione, non sono sicuro al 100% che si possa fare la stessa cosa con Windows).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dopo aver copiato sul disco &lt;code&gt;Ventoy&lt;/code&gt; le &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; che ci interessano, bisogna riavviare di nuovo il computer, scegliendo questa volta la chiavetta USB come disco di avvio. Comparirà un menu con la lista delle &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; presenti sulla chiavetta, più o meno come nell&amp;rsquo;immagine qui sotto.&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-iso-to-test.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-iso-to-test.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;uso-pratico-di-ventoy&#34;&gt;Uso pratico di Ventoy&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Fra tutte le immagini in formato &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; presenti sulla mia chiavetta, scelgo di avviare &lt;a href=&#34;https://elementary.io/&#34;&gt;Elementary OS&lt;/a&gt;, che è una delle distribuzioni di Linux più curate dal punto di vista grafico e che non a caso è fortemente ispirata ai canoni visivi di macOS. Per farlo mi basta selezionare, come si vede nella immagine precedente, la distribuzione con i tasti freccia e premere &lt;code&gt;Invio&lt;/code&gt;. Comparirà una prima schermata che mi permette di scegliere se provare o installare Elementary OS, oppure se accedere alle opzioni avanzate.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-booting-1.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-booting-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se non faccio nulla, dopo alcuni secondi di attesa inizierà il classico processo di avvio di Linux, con il mare di scritte che scorrono velocemente sullo schermo,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-booting-2.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-booting-2.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-booting-3.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-booting-3.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;alla fine del quale comparirà una prima schermata di configurazione di base di Elementary OS, dove potremo scegliere la lingua e la tastiera. Io, come al solito, scelgo l&amp;rsquo;Inglese/USA, ma con tastiera italiana.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-welcome.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-welcome.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Immediatamente dopo Elementary OS mi chiederà se voglio installare o solo provare il sistema operativo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-try-or-install.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-try-or-install.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Io scelgo di provarlo, e poco dopo compare il desktop in tutta la sua gloria. Niente però mi impedisce di usare Ventoy per installare, invece che solo provare, Elementary OS (o una qualunque delle altre &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; contenute sulla chiavetta) sul disco rigido del computer.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-desktop.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-desktop.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta finita la prova, posso semplicemente spegnere il sistema operativo &lt;em&gt;live&lt;/em&gt;, annullando tutte le modifiche al sistema e tornando di nuovo alla schermata iniziale di Ventoy.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-shutdown-1.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-shutdown-1.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-shutdown-2.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-elementary-os-shutdown-2.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Quanto detto vale per qualunque altra distribuzione di Linux supportata da Ventoy (cioè quasi tutte, o almeno quasi tutte quelle degne di essere usate), come si può vedere nelle schermate qui sotto riservate a &lt;a href=&#34;https://www.bunsenlabs.org/&#34;&gt;BunsenLabs Linux&lt;/a&gt;, un&amp;rsquo;altra distribuzione di Linux che mi piace molto,&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-boot-screen.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-boot-screen.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-desktop-info.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-desktop-info.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-desktop.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-desktop.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;e che (ma qui divago un po&amp;rsquo;) ha la particolarità dei menu che compaiono alla pressione del tasto destro del mouse in corrispondenza della posizione del puntatore; una funzione ormai desueta (dovrebbe essere stata introdotta in &lt;a href=&#34;https://en.wikipedia.org/wiki/NeXTSTEP&#34;&gt;NeXTSTEP&lt;/a&gt;, il sistema operativo progenitore di Mac OS X e macOS) ma che, una volta fatta l&amp;rsquo;abitudine, si dimostra una vera comodità.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-menu.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-lithium-menu.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il discorso fatto finora può essere ripetuto pari pari tutte le altre distribuzioni di Linux supportate da Ventoy, non solo per quelle di nicchia come quelle mostrate finora, ma anche per le distribuzioni più conosciute, come è senza dubbio &lt;a href=&#34;https://ubuntu.com/&#34;&gt;Ubuntu&lt;/a&gt;. Le immagini che seguono mostrano la sequenza di avvio della &lt;em&gt;live&lt;/em&gt; di Ubuntu dalla chiavetta di Ventoy, partendo dal menu di avvio di Grub, per arrivare alla scelta se provare o installare Ubuntu e fino all&amp;rsquo;immagine del Desktop.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-booting.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-booting.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-try-or-install.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-try-or-install.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-try.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-try.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-desktop.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-ubuntu-desktop.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma quanto detto vale anche per sistemi operativi meno diffusi come &lt;a href=&#34;https://www.freebsd.org/&#34;&gt;FreeBSD&lt;/a&gt;, uno dei tanti derivati da BSD Unix, a dimostrazione dell&amp;rsquo;estrema flessibilità di Ventoy.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-freebsd-booting.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-freebsd-booting.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-freebsd-desktop.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-freebsd-desktop.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;e-windows&#34;&gt;E Windows?&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Chiaramente possiamo usare la chiavetta di Ventoy anche per installare Windows, anzi probabilmente è proprio questo lo scenario di uso più comune. Come già notato nella &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/11/08/ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-introduzione/&#34;&gt;prima parte&lt;/a&gt;, in questo caso il vantaggio principale è poter avere a disposizione, in un&amp;rsquo;unica unità USB, le &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; di tutte le versioni di Windows che ci potrebbero servire, potendo scegliere con comodità di volta in volta quale installare.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-windows-10-startup.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-windows-10-startup.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-windows-10-installation.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-windows-10-installation.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Inutile dire che potremo solo &lt;strong&gt;installare&lt;/strong&gt; Windows, non provarlo &lt;em&gt;live&lt;/em&gt; come si può fare con tante distribuzioni di Linux. Ma non si può avere tutto nella vita.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;gli-altri-strumenti-integrati-in-ventoy&#34;&gt;Gli altri strumenti integrati in Ventoy&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Guardando con attenzione la schermata iniziale di Ventoy si nota la presenza di alcune opzioni attivabili con i tasti funzione della tastiera del PC, oltre alla schermata di aiuto che si richiama con il tasto &lt;code&gt;h&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-iso-to-test.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-iso-to-test.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&#xA;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-help.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-help.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;La prima opzione, che si richiama con &lt;code&gt;F1&lt;/code&gt;, non ho mai avuto bisogno di usarla e non so bene se e quanto sia efficace (ma l&amp;rsquo;utilità di &lt;code&gt;F1&lt;/code&gt; è &lt;a href=&#34;https://www.ventoy.net/en/doc_memdisk.html&#34;&gt;spiegato bene qui&lt;/a&gt;). &lt;code&gt;F2&lt;/code&gt; invece permette di elencare le &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt; salvate sulla chiavetta, mentre &lt;code&gt;F3&lt;/code&gt; cambia la modalità di visualizzazione dell&amp;rsquo;elenco di &lt;code&gt;iso&lt;/code&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-iso-to-test.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-iso-to-test.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Molto più interessante è &lt;code&gt;F4&lt;/code&gt;, con cui è possibile eseguire una scansione del disco locale alla ricerca di installazioni di Windows o Linux, che Ventoy cercherà di avviare con i suoi strumenti integrati (ed è proprio qui che Ventoy si comporta come un &lt;a href=&#34;https://melabit.com/it/2022/11/08/ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-introduzione/#comments&#34;&gt;boot manager&lt;/a&gt; generico, particolarmente utile quando per qualche motivo Windows, o magari anche Linux, si rifiuta di partire).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-f4.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-f4.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Con il tasto &lt;code&gt;F5&lt;/code&gt;, infine, si accede al menu &lt;code&gt;Tools&lt;/code&gt;, che permette di configurare il programma cambiando la tastiera, la risoluzione dello schermo, il tema e così via. Non sono cose fondamentali per uno strumento come Ventoy, però ogni tanto possono servire, quindi è comodo che ci siano.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-f5.png&#34;&gt;&lt;img src=&#34;https://melabit.com/img/2022-11-14-ventoy-il-boot-manager-per-i-geek-curiosi-installazione-e-uso/ventoy-test-f5.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;In questo articolo ho cercato di descrivere dettagliatamente come usare Ventoy. L&amp;rsquo;ho fatto in modo molto puntiglioso, lo ammetto, perché programmi di questo tipo, se usati in modo sbagliato, possono fare gravi danni al computer. Si pensi a cosa può succedere se si sceglie il disco sbagliato al momento dell&amp;rsquo;installazione di Ventoy sulla chiavetta.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma c&amp;rsquo;è anche un altro motivo: utility di questo tipo non sono quasi mai di uso intuitivo e richiedono la lettura attenta della documentazione per essere usate al meglio (io stesso, la prima volta, ci ho messo un po&amp;rsquo; a capire il meccanismo di installazione e di uso di Ventoy, e chiaramente non mi aveva sfiorato l&amp;rsquo;idea di leggere prima il manuale!). Un articolo come questo può rivelarsi una introduzione sufficiente all&amp;rsquo;uso di Ventoy  per i normali scenari di uso, riservando la &lt;a href=&#34;https://www.ventoy.net/en/doc_start.html&#34;&gt;documentazione ufficiale&lt;/a&gt; alla soluzione dei casi particolari.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;ancora-una-cosa&#34;&gt;Ancora una cosa&amp;hellip;&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Prima di finire, segnalo che in rete si può trovare uno strumento integrato di diagnostica e riparazione del sistema operativo basato su Ventoy, che contiene anche una versione portatile di Windows 10 (ringrazio l&amp;rsquo;amico MailMaster C per il link). Lo strumento si chiama &lt;a href=&#34;https://medicatusb.com/&#34;&gt;MediCat USB&lt;/a&gt; e in teoria potrebbe essere utile per riparare una installazione di Windows non più funzionante.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Diciamo però che non mi convince: il sito è realizzato in modo dilettantesco, la documentazione è assente, non c&amp;rsquo;è uno straccio di prova che i tool integrati siano quelli originali e non siano invece infettati da malware di vario tipo (mai sentito parlare di &lt;em&gt;hash&lt;/em&gt;?). Di conseguenza, io non mi fiderei a usarlo e preferirei costruirmi uno strumento analogo &lt;em&gt;in casa&lt;/em&gt;, scaricando le varie utility dalle fonti originali. A tempo perso potrei cercare di costruire una lista di ciò che può essere utile, spiegando come si può integrare il tutto attraverso Ventoy, ma temo che non avverrà a breve.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;In ogni caso sono convinto che, in caso di malfunzionamenti sufficientemente gravi, sia meglio reinstallare Windows da zero piuttosto che provare a riparare una installazione che non funziona. Questo approccio permette tante volte di risparmiare tempo, riparare una installazione di Windows è in molti casi una impresa disperata, con il vantaggio aggiuntivo di partire di nuovo da un sistema &lt;em&gt;fresco&lt;/em&gt;, con meno aggiornamenti da una versione all&amp;rsquo;altra di Windows, meno driver che magari non servono più, meno programmi che si avviano da soli, tutte cose che con Windows non guastano mai.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Resta il problema di come recuperare i documenti e tutti i file vari contenuti nelle cartelle dell&amp;rsquo;utente (o degli utenti) del PC. Ma per questo compito è molto più veloce, e soprattutto affidabile, usare Linux piuttosto che Windows.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ho fatto più volte per amici e colleghi, in alcuni casi mi trovavo di fronte a persone terrorizzate di perdere tutti i loro dati, e tutto è sempre finito bene. Una buona distribuzione &lt;em&gt;live&lt;/em&gt; di Linux &amp;ndash; consiglio in questo caso &lt;a href=&#34;https://ubuntu.com/&#34;&gt;Ubuntu&lt;/a&gt; che è in grado di riconoscere in modo molto completo l&amp;rsquo;hardware del PC &amp;ndash; avviata tramite una chiavetta preparata ad hoc o, meglio ancora, usando Ventoy, può permettere di accedere facilmente al disco del PC e di copiare in tutta tranquillità i dati utente su un disco esterno o su un NAS. Fatto questo, reinstallare Windows da zero e ritrasferire i dati utente dal disco esterno al PC, consente di tornare operativi in poco tempo e senza troppi patemi d&amp;rsquo;animo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Si può anche usare anche un disco SSD esterno, guadagnando parecchio in velocità di avvio, ma da ora in poi non lo ripeterò più.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le directory &lt;code&gt;.fseventsd&lt;/code&gt; e &lt;code&gt;.Spotlight-V100&lt;/code&gt; sono create automaticamente da macOS e sono normalmente invisibili nel Finder. Qui non servono e possono tranquillamente essere cancellate.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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      <title>Linux per tutti i giorni</title>
      <link>https://melabit.com/it/2017/03/20/linux-per-tutti-i-giorni/</link>
      <pubDate>Mon, 20 Mar 2017 06:00:00 +0000</pubDate>
      <guid>https://melabit.com/it/2017/03/20/linux-per-tutti-i-giorni/</guid>
      <description>&lt;img src=&#34;https://imgs.xkcd.com/comics/cautionary.png&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;p&gt;Qualche giorno fa una &lt;a href=&#34;http://macintelligence.org/blog/2017/03/13/la-pubblicita-e-l-anima/&#34;&gt;bella domanda di andy69&lt;/a&gt; su &lt;a href=&#34;http://macintelligence.org&#34;&gt;QuickLook&lt;/a&gt; mi ha stimolato ad elencare quelle che, secondo me, sono le distribuzioni di Linux più adatte per la vita di tutti i giorni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;argomento mi interessa parecchio e ho pensato di riprenderlo e di estenderlo un po&amp;rsquo; in questo articolo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;tante-distribuzioni-troppe-distribuzioni&#34;&gt;Tante distribuzioni, troppe distribuzioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Le distribuzioni di Linux sono &lt;em&gt;troppe&lt;/em&gt;. E sono quasi tutte &lt;em&gt;inutili&lt;/em&gt;, semplici rimasticature delle distribuzioni maggiori.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ho cercato su &lt;a href=&#34;https://distrowatch.com/&#34;&gt;Distrowatch&lt;/a&gt; le distribuzioni che contengono una qualunque versione di &lt;code&gt;bash&lt;/code&gt; (se manca bash che distribuzione è?) e sono venute fuori ben 759 distribuzioni diverse, di cui solo ben 266 attive. Con &lt;code&gt;tar&lt;/code&gt; (idem) i risultati sono simili: ci sono 751 distribuzioni che lo contengono, di cui 263 sono attive.&lt;sup id=&#34;fnref:1&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:1&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Di queste alcune sono iper-specializzate,  vedi &lt;a href=&#34;https://fermilinux.fnal.gov/&#34;&gt;Fermi Linux&lt;/a&gt;, sviluppata al &lt;a href=&#34;http://www.fnal.gov/&#34;&gt;FermiLab&lt;/a&gt;, il concorrente USA del &lt;a href=&#34;https://home.cern/&#34;&gt;CERN&lt;/a&gt;. Oppure &lt;a href=&#34;http://gparted.sourceforge.net/livecd.php&#34;&gt;GParted Live&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;http://www.clonezilla.org/&#34;&gt;Clonezilla&lt;/a&gt;, che servono a partizionare o produrre immagini complete di backup del disco rigido, e &lt;a href=&#34;http://www.openmediavault.org/&#34;&gt;openmediavault&lt;/a&gt;, una distribuzione specifica per i &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Network_Attached_Storage&#34;&gt;sistemi NAS&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ma il mondo ha veramente bisogno di &lt;a href=&#34;https://distrowatch.com/table.php?distribution=mangaka&#34;&gt;Linux Mangaka&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://distrowatch.com/table.php?distribution=korora&#34;&gt;Korora Project&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://distrowatch.com/table.php?distribution=wattos&#34;&gt;wattOS&lt;/a&gt;, o di &lt;a href=&#34;https://distrowatch.com/table.php?distribution=voyager&#34;&gt;Voyager Live&lt;/a&gt;?&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Del resto uno dei problemi della mancata affermazione di Linux sul Desktop è proprio la eccessiva frammentazione della piattaforma:&lt;sup id=&#34;fnref:2&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:2&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; gli utenti sono confusi e non sanno che distribuzione scegliere, per gli sviluppatori è ancora peggio perché già supportare solo le distribuzioni maggiori è un grattacapo non da poco.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E allora facciamo un po&amp;rsquo; di spazio e vediamo quali sono le &lt;em&gt;migliori distribuzioni di Linux&lt;/em&gt;, intendendo con questa espressione le distribuzioni &lt;em&gt;veramente utili&lt;/em&gt;, adatte all&amp;rsquo;utente che voglia &lt;em&gt;usare&lt;/em&gt; Linux al posto di Windows o di (non si sa mai!) macOS/OS X per il suo lavoro di tutti i giorni, ma che sappia poco o nulla di sviluppo del software o di amministrazione dei sistemi operativi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://itsfoss.com/wp-content/uploads/2013/07/Windows_Vs_Mac_Vs_Linux_10.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;quali-distribuzioni&#34;&gt;Quali distribuzioni?&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Cercare di stabilire quali siano le &lt;em&gt;migliori distribuzioni&lt;/em&gt; di Linux significa scatenare una guerra di religione peggiore della &lt;a href=&#34;http://www.alfonsomartone.itb.it/rqftcg.html&#34;&gt;grande guerra fra Commodoriani e Sinclairisti&lt;/a&gt;, durata per gran parte degli anni &amp;lsquo;80.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Però, anche se non è il caso di parlare di distribuzioni &lt;em&gt;migliori&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;peggiori&lt;/em&gt; in assoluto (dipende moltissimo dall&amp;rsquo;uso finale, un desktop ha richieste ben diverse da quelle di un server o di un NAS ), si può provare ad elencare quelle più adatte per essere usate ogni giorno dagli utenti che vogliano lavorare con Linux e non pasticciare continuamente con il sistema.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutte opinioni personali, sia ben chiaro, decine di altri articoli su carta e su web presentano le cose in modo ben diverso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;debian&#34;&gt;Debian&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Dal mio punto di vista non c&amp;rsquo;è storia, la distribuzione Linux che preferisco in assoluto è &lt;a href=&#34;https://www.debian.org/&#34;&gt;Debian&lt;/a&gt;. Uso Debian dal 1997, l&amp;rsquo;ho installata per la prima volta sul mio Compaq 386 portatile caricando pazientemente decine di floppy disk e aggiustando a mano le &lt;a href=&#34;http://arachnoid.com/modelines/index.html&#34;&gt;modeline&lt;/a&gt; dello schermo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Debian ha parecchie asprezze iniziali e un po&amp;rsquo; di fissazioni sul software installato di default. Ma una volta attivata la sezione non-free, che consente fra l&amp;rsquo;altro di installare i driver specifici per la propria scheda grafica (avere una scheda grafica di qualità ed usarla con i driver generici è una vera assurdità) e dopo essersi documentati un po&amp;rsquo; in rete sugli aspetti più ostici, gli aspetti positivi di Debian vengono fuori alla grande.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Su tutti la facilità di installazione del software: per questo non c&amp;rsquo;è sistema migliore di Debian, nemmeno l&amp;rsquo;App Store arriva allo stesso livello di comodità d&amp;rsquo;uso.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Anzi, il concetto stesso di App Store centralizzato è stato inventato proprio da Debian: tutti i pacchetti software (&lt;em&gt;package&lt;/em&gt;) accettati nella distribuzione sono disponibili negli archivi (&lt;em&gt;repository&lt;/em&gt;)  ufficiali, non c&amp;rsquo;è bisogno di andarli a cercare qui a là per la rete come succede purtroppo con RedHat e derivate (vedi sotto). Tanto per dare una idea, in questo momento in Debian ci sono oltre 40.000 package disponibili, che soddisfano praticamente tutte le necessità degli utenti.&lt;sup id=&#34;fnref:3&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:3&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Una volta selezionato un package per l&amp;rsquo;installazione, il sistema di gestione dei pacchetti &lt;code&gt;apt&lt;/code&gt; è in grado di selezionare ed installare automaticamente tutte le &lt;em&gt;dipendenze&lt;/em&gt;, cioè i pacchetti e le librerie da cui il package selezionato dipende.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ormai anche in Linux si sta affermando un metodo diverso di distribuzione del software, con il quale tutte le librerie e i file accessori vengono inglobate nel pacchetto principale (&lt;em&gt;bundle&lt;/em&gt;), lo stesso meccanismo che esiste da sempre in Mac OS X (e prima in NeXTSTEP). Ma vent&amp;rsquo;anni fa lo spazio sugli hard-disk non era abbondante come oggi ed il meccanismo messo a punto da Debian riusciva a trovare un buon equilibrio fra lo spazio occupato sul disco rigido e la facilità d&amp;rsquo;uso. Non è certo un caso che alla fine quasi tutte le distribuzioni concorrenti l&amp;rsquo;abbiano adottato.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;linux-mint&#34;&gt;Linux Mint&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il difetto principale di Debian è anche il suo pregio (per chi lo apprezza): bisogna configurare quasi da zero il proprio sistema, scegliendo in fase di installazione cosa farà la macchina e di conseguenza la base software da installare (che si può estendere facilmente in seguito). Anche l&amp;rsquo;aspetto grafico va definito praticamente a mano, scegliendo il tema grafico, lo sfondo, le icone, fra le migliaia e migliaia di opzioni disponibili.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Tutto ciò è molto flessibile per chi sa come muoversi, ma contribuisce anche a disorientare l&amp;rsquo;utente alle prime armi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://linuxmint.com/&#34;&gt;Linux Mint&lt;/a&gt; è un buon compromesso: base derivata da Debian (e perfettamente compatibile con la distribuzione principale), ma tema grafico ben definito e piuttosto accattivante, anche per chi è abituato al Mac. Non chiedetemi però la differenza fra le versioni &amp;ldquo;Cinnammon&amp;rdquo; e &amp;ldquo;MATE&amp;rdquo; di Mint, perché non me la ricordo mai. La versione &amp;ldquo;Xfce&amp;rdquo; va bene per chi vuole ridurre il peso del sistema grafico sul proprio computer, mentre la &amp;ldquo;KDE&amp;rdquo; va bene per chi vuol farsi male da solo.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;ubuntu&#34;&gt;Ubuntu&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Ubuntu è una derivazione di Debian, che in pochi anni è diventata la distribuzione più diffusa di Linux.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio era una vera bomba, l&amp;rsquo;ho usata e consigliata parecchio, mi sono perfino registrato per ricevere i CD/DVD delle nuove &lt;em&gt;release&lt;/em&gt; che distribuivo a chiunque mi capitasse a tiro (parliamo di tempi in cui scaricare un intero CD o peggio un DVD dalla rete era una impresa preclusa a chi aveva solo una connessione via modem alla rete).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Poi Ubuntu è cresciuta, forse troppo ed ha perso il suo smalto. Aggiornare Ubuntu da una release all&amp;rsquo;altra è una impresa quasi impossibile (o almeno, è una impresa che porta un sacco di grattacapi) e anche il fatto di promettere da anni innovazioni strepitose che poi non si concretizzano mai (leggi Wayland prima e Mir poi, i server grafici che avrebbero dovuto rimpiazzare il venerando X, attesi &lt;a href=&#34;http://www.markshuttleworth.com/archives/551&#34;&gt;dal lontano 2010&lt;/a&gt; e non ancora diventati realmente usabili, o Ubuntu Phone che ha fatto più o meno la fine del corrispettivo Microsoft).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;opensuse&#34;&gt;openSUSE&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;A parte Debian, l&amp;rsquo;altra distribuzione che mi è sempre piaciuta è SuSE Linux o meglio, come si chiama oggi la versione desktop, &lt;a href=&#34;https://www.opensuse.org/&#34;&gt;openSUSE&lt;/a&gt;. Una distribuzione tedesca, precisa e rigorosa come chi l&amp;rsquo;ha sviluppata, la prima che ha sviluppato uno strumento integrato di configurazione e di gestione di tutto il sistema operativo. Anche l&amp;rsquo;installatore qualche anno fa era avanti anni luce rispetto alle altre distribuzioni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non la uso, se non occasionalmente, da parecchio perché ha qualche problema con Parallels, che è ormai lo strumento principale con cui uso Linux oggi (vediamo se con la beta di quest&amp;rsquo;anno si riesce a migliorarne il supporto).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Potrebbe essere interessante provarla con la &lt;a href=&#34;https://itunes.apple.com/it/app/parallels-desktop-lite/id1085114709&#34;&gt;versione Lite di Parallels&lt;/a&gt;, che viene distribuita gratuitamente da qualche giorno sull&amp;rsquo;App Store.&lt;sup id=&#34;fnref:4&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:4&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;4&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;redhat-fedora-centos&#34;&gt;RedHat, Fedora, CentOS?&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Non voglio parlare qui di &lt;a href=&#34;https://www.redhat.com/en&#34;&gt;RedHat&lt;/a&gt; e derivate, come &lt;a href=&#34;https://getfedora.org/&#34;&gt;Fedora&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://www.centos.org/&#34;&gt;CentOS&lt;/a&gt;. Non mi sono mai piaciute e quindi non le uso. Ci ho provato ogni tanto con RedHat, ma ho sempre lasciato perdere.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Uso ogni tanto su un server una versione specifica di CentOS, richiesta dal software scientifico professionale (e piuttosto costoso) che ci gira sopra. E ogni volta che lo faccio mi chiedo come si faccia ad avere la pazienza di andare a cercare per ogni dove i pacchetti software che servono. Forse è colpa mia che non so gestire al meglio questo tipo di distribuzioni.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;pixel&#34;&gt;Pixel&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;Se avete un vecchio computer a cui dare nuova vita, &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/blog/pixel-pc-mac/&#34;&gt;Pixel&lt;/a&gt; è la distribuzione che fa per voi. Pixel è una distribuzione sviluppata originariamente per il &lt;a href=&#34;https://www.raspberrypi.org/&#34;&gt;Raspberry Pi&lt;/a&gt; &amp;ndash; il microcomputer a bassissimo costo tanto popolare fra chi vuole riuscire a mettere le mani &lt;em&gt;dentro&lt;/em&gt; un computer e fargli fare le cose più impensate e impensabili &amp;ndash; ed è stato poi portato ai computer con processore Intel.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Pixel gira molto bene sui Raspberry Pi più recenti, e a maggior ragione può andare a pennello per il vecchio portatile buttato in cantina a prendere polvere, che è a priori molto più potente di un qualunque Raspberry Pi.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Un discorso analogo vale per &lt;a href=&#34;https://elementary.io/&#34;&gt;Elementary OS&lt;/a&gt;, per il quale esiste un &lt;a href=&#34;https://github.com/aroman/elementary-on-a-mac&#34;&gt;progetto dedicato specificatamente ad installarlo sul Mac&lt;/a&gt;, in parallelo a macOS/OS X. Interessante questo &lt;a href=&#34;https://taoofmac.com/space/blog/2016/10/29/2240&#34;&gt;racconto dell&amp;rsquo;esperienza di un utente Mac&lt;/a&gt;, deluso dalle ultime novità hardware prodotte da Apple.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h5 id=&#34;frebsd&#34;&gt;FreBSD&lt;/h5&gt;&#xA;&lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://www.freebsd.org/&#34;&gt;FreeBSD&lt;/a&gt; non è Linux, ma rappresenta la base UNIX originale su cui si fonda macOS/OS X. Di conseguenza può essere un&amp;rsquo;ottima alternativa a Linux per chi usa il Mac. In pratica, le &lt;a href=&#34;https://www.freebsd.org/doc/en/articles/explaining-bsd/comparing-bsd-and-linux.html&#34;&gt;differenze fra FreeBSD e Linux&lt;/a&gt; sono minime (o quasi) e spesso &lt;a href=&#34;https://www.over-yonder.net/~fullermd/rants/bsd4linux/01&#34;&gt;comprensibili solo a chi è particolarmente competente&lt;/a&gt; di sistemi operativi e sviluppo del software. Lo stesso vale per i tanti derivati di FreeBSD, fra cui non si possono non menzionare &lt;a href=&#34;http://www.openbsd.org/&#34;&gt;NetBSD&lt;/a&gt;, che gira praticamente ovunque o &lt;a href=&#34;http://www.openbsd.org/&#34;&gt;OpenBSD&lt;/a&gt;, particolarmente focalizzato sulla sicurezza).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;h4 id=&#34;stabile-o-instabile&#34;&gt;Stabile o instabile?&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Nessun dubbio su questo: chi vuole iniziare ad usare Linux deve scegliere la versione &lt;em&gt;stabile&lt;/em&gt; di Debian (o di qualunque altra distribuzione), lasciando le versioni di &lt;em&gt;test&lt;/em&gt; o peggio quelle &lt;em&gt;instabili&lt;/em&gt; (chiamate sempre e non a caso &amp;ldquo;sid&amp;rdquo; su Debian)&lt;sup id=&#34;fnref:5&#34;&gt;&lt;a href=&#34;#fn:5&#34; class=&#34;footnote-ref&#34; role=&#34;doc-noteref&#34;&gt;5&lt;/a&gt;&lt;/sup&gt; per il futuro, quando si avrà più esperienza e pratica con Linux. È meno divertente ma di sicuro è molto più conveniente.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;Per uno sviluppatore &lt;a href=&#34;https://raphaelhertzog.com/2010/12/20/5-reasons-why-debian-unstable-does-not-deserve-its-name/&#34;&gt;anche sid può andare bene&lt;/a&gt; come distribuzione da usare tutti i giorni, e spesso è più stabile di tanti altri sistemi operativi, ma il solo fatto di dover aggiornare decine e decine di pacchetti ogni giorno non è di certo una cosa adatta all&amp;rsquo;utente &lt;em&gt;normale&lt;/em&gt;, che voglia usare il proprio computer per lavorare e non per giocare con il sistema (cosa peraltro bellissima per chi lo sa fare).&lt;/p&gt;&#xA;&lt;img src=&#34;https://itsfoss.com/wp-content/uploads/2013/07/Windows-Vs-Mac-Vs-Linux-Jokes_1.jpg&#34; alt=&#34;&#34;&gt;&lt;h4 id=&#34;conclusioni&#34;&gt;Conclusioni&lt;/h4&gt;&#xA;&lt;p&gt;Linux può essere una bella esperienza anche per un utente Apple. Si può installare senza troppi problemi sul proprio Mac, in parallelo a macOS/OS X. Si può installare in una macchina virtuale gestita da &lt;a href=&#34;https://www.virtualbox.org/&#34;&gt;VirtualBox&lt;/a&gt; (gratuito) oppure da &lt;a href=&#34;http://www.parallels.com/it/&#34;&gt;Parallels&lt;/a&gt; o &lt;a href=&#34;http://www.vmware.com/products/fusion.html&#34;&gt;VMWare Fusion&lt;/a&gt; (a pagamento, ma c&amp;rsquo;è anche la versione &lt;em&gt;Lite&lt;/em&gt; di parallels citata prima), senza toccare nulla sul Mac. O si può usare per far rivivere un vecchio Mac lasciato in un angolo, persino un modello con processore PPC su cui può girare al massimo Leopard.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;p&gt;E non c&amp;rsquo;è niente di meglio per far rivivere un vecchio Netbook, macchine popolarissime dieci anni fa, nate con Linux ma &lt;em&gt;uccise&lt;/em&gt; dalla Microsoft dell&amp;rsquo;era Ballmer, che pretendeva di farci girare Windows pur con limitazioni hardware tanto stringenti quanto assurde.&lt;/p&gt;&#xA;&lt;div class=&#34;footnotes&#34; role=&#34;doc-endnotes&#34;&gt;&#xA;&lt;hr&gt;&#xA;&lt;ol&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:1&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Sarei proprio curioso di sapere quali distribuzioni &lt;em&gt;non contengono&lt;/em&gt; &lt;code&gt;bash&lt;/code&gt; o &lt;code&gt;tar&lt;/code&gt; e perché.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:1&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:2&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Il discorso vale più o meno negli stessi termini anche per Android.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:2&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:3&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Come se non bastasse, ci sono ulteriori repository &lt;a href=&#34;https://wiki.debian.org/UnofficialRepositories&#34;&gt;non ufficiali&lt;/a&gt;, che soddisfano necessità più specifiche e che possono essere aggiunti facilmente alla lista dei repository standard.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:3&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:4&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;Purtroppo con Parallels (ma anche con VMware se è per questo), il vero scoglio non è tanto installare la distribuzione quanto installare i tool di supporto specifici dell&amp;rsquo;emulatore, che servono a migliorare l&amp;rsquo;interazione fra il Mac e la macchina virtuale.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:4&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;li id=&#34;fn:5&#34;&gt;&#xA;&lt;p&gt;I nomi delle distribuzioni Debian sono tratti tutti da &lt;a href=&#34;https://it.wikipedia.org/wiki/Toy_Story_-_Il_mondo_dei_giocattoli&#34;&gt;Toy Story&lt;/a&gt; (film straordinario); Sid è il ragazzino cattivo che distrugge i giocattoli per il puro piacere di farlo.&amp;#160;&lt;a href=&#34;#fnref:5&#34; class=&#34;footnote-backref&#34; role=&#34;doc-backlink&#34;&gt;&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&#xA;&lt;/li&gt;&#xA;&lt;/ol&gt;&#xA;&lt;/div&gt;&#xA;</description>
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